Il Tirreno

Grosseto

Principina a mare. Lungo la ciclabile decine di segnali distrutti e senza senso, arrugginiti o presi a fucilate

Il "cimitero" dei cartelli abbandonati

<strong>ABBANDONATI.</strong> A sinistra, il cartello che segnala un cantiere inesistente lungo la ciclabile da Riogrande a Principina A destra, un vecchissimo segnale preso a fucilate dai cacciatori Illeggibile e mai rimosso
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ABBANDONATI. A sinistra, il cartello che segnala un cantiere inesistente lungo la ciclabile da Riogrande a Principina A destra, un vecchissimo segnale preso a fucilate dai cacciatori Illeggibile e mai rimosso

Mai rimossi da decenni. Il Comune: «Non abbiamo uffici incaricati»

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GROSSETO. Quanto è dura la vita dei cartelli: ce ne sono di tutti i tipi, e quando non convivono in pace col mondo soffrono di crisi d'identità e si fanno la guerra.  Stop e dare precedenza. Rotatorie, dossi e incroci a raso. Ve ne sono migliaia in Maremma, la maggior parte in ottimo stato: offrono coordinate corrette e danno buoni input. Lo stop equivale a uno stop, la freccia a destra indica l'obbligo di svoltare a destra. Semplici, lapalissiani e geometrici: seguendoli si sfreccia lungo ciclabili in pineta o in arterie segnalate ad hoc: tutto perfetto e arriviamo a destinazione. Ma c'è anche un'altra dimensione, ed è quella che si biforca dal selciato comune per esplorare traiettorie impossibili, indicate dai cartelli vecchi e dimenticati dagli enti pubblici. Segnali superati, accartocciati o rotti, impazziti o presi a fucilate, che non hanno più niente da dire a nessuno salvo comunicare l'esistenza fine a se stessa. Ce ne sono moltissimi in giro, privi di senso e che stanno al loro posto. Nessuno li rimuove. Principina a mare è un caso esemplare: in pochi metri offre un condensato di "alt" arrugginiti o divieti matusalemme: eccoli a decine diventati bersaglio dei cacciatori, imbrattati, sovrapposti l'uno all'altro come novelli quadri di Mondrian, sospesi in equilibri impossibili che non assolvono più al disegno di un tempo. Da quanto sono lì? Da decenni. E quanto ci staranno? Per chissà quanto, ancora. Nel mondo delle accozzaglie dimenticate, il tempo scorre e rimuovere gli oggetti inutili costerebbe.  Facciamo tappa a Riogrande, alle porte di Principina, dove un "divieto di sosta" senza palo (solo il cartello tondo e divelto) è parcheggiato in mezzo alle frasche da mesi, quasi uno sberleffo, forse in guerra aperta a chi non fa parcheggiare dove si vuole.  Lungo la ciclabile da Riogrande a Principina c'è uno spaccato interessante. Attaccato a un pino ecco un caso esemplare di "lavori in corso". Cartello a norma, apparentemente: "Comune di Grosseto - committente lavori - inizio lavori - fine lavori - nome ditta appaltatrice" etc etc. Ma non c'è nessun cantiere in zona: solo pineta. Siamo in mezzo agli alberi, intorno sfrecciano biciclette e passano pedoni. Nessuna casa in costruzione. Infatti il cartello è vuoto, nessuno lo ha mai riempito. Sta lì da anni: forse risale ai tempi in cui fu costruita la ciclabile e il cantiere c'era davvero, ma si parla di decenni fa.  Ma ecco un "Pericolo di incendio" con un vecchio albero disegnato, una vecchia iconografia che offre una grafia obsoleta e superata, difficilmente interpretabile. I cacciatori vi hanno fatto fuoco, molti anni fa, facendo esplodere una "rosa", una pallottola caricata con pallini piccoli. Perciò il segnale è diventato inutile e illeggibile, eppure resiste al tempo. E a proposito di caccia? In via del Sarago, in mezzo ai pini, tra le abitazioni e le auto spunta un cartello "Divieto di caccia". Un avviso ai cacciatori, che cita la normativa regionale in vigore: ma chi spara? Ancora affacciato dal giardino di casa, verso la strada, si affaccia un segnale ibrido, a metà tra il dare precedenza (ma orientato in senso diverso rispetto alla norma) e qualcos'altro non ben specificato, con un segno nero verticale. Due simboli sovrapposti, uno rosso e uno nero, scribacchiati da anni. All'apparenza un'opera geometrica o un simbolo che "fa molto" anarchico. Molto autoreferenziale: l'autarchia della cartellonistica abbandonata. Come pure nel parco di Principina, ecco un altro capolavoro divorato dalla ruggine. Nulla più resta di quel che chiedeva eppure è lì da secoli, resistendo a se stesso. È il concetto dell'esserci. Punto. Difficile da accettare in una società dove esistono sempre meno soldi per produrre e pochi euro per pensare al superfluo. Eppure è così, e così resterà chissà per quanto. Il punto è che il Comune di Grosseto - spiega l'assessore Giuseppe Monaci - non ha un ufficio incaricato dello smaltimento dei cartelli vecchi. Un lavoro "dimenticato", anche questo, che non è nei programmi dell'ente e sarà forse fatto un po' per volta, un po' per caso.

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di Redazione web