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"Ranocchie stressate dalla corsa", scontro sul Palio di Paganico

"Ranocchie stressate dalla corsa", scontro sul Palio di Paganico

Si è consumato al Palio della granocchia l’ultimo scontro tra la tradizione e gli animalisti. La Lega antivivisezione ha realizzato un filmato e lo ha caricato su youtube per denunciare "lo stress della ranocchia"

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PAGANICO. Saltellano, gracidano. Tenerle ferme è difficile. Farle stare su un carretto e correre per trecento metri, un’impresa da titani. Che alla Lav non piace per niente. Si è consumato al Palio della granocchia di Paganico l’ultimo scontro tra la tradizione e gli animalisti. La Lega antivivisezione ha realizzato un filmato e lo ha caricato su youtube per denunciare «lo stress della ranocchia». La proloco e le contrade hanno risposto per le rime, perché le rane, a fine gara, vengono visitate. Il più bravo, quello che ha tagliato il traguardo del palio di domenica è Jacopo Canocchi del rione Porta Gorella. Per lui, i suoi contradaioli si sono sbracciati lungo il percorso che va da Porta Senese alla chiesa di Paganico.

Lungo il percorso però, non c’erano solo i tifosi del palio. C’erano anche i volontari della Lav, che quella gara l’hanno contestata punto per punto, incuranti della tradizione e del campanilismo. Un campanilismo così forte che gli abitanti di Paganico, se li chiami “granocchiai”, nemmeno si offendono. «Durante la competizione - dice Giacomo Bottinelli, responsabile provinciale della Lav - gravi sono stati i comportamenti messi in atto dai corridori sulle rane. Gli animali arrivano infatti in condizioni di elevato stress alla fine della competizione e via via che i corridori procedono sono sempre meno in grado di ribellarsi e saltare giù dalle carriole». Il gioco, infatti, consiste proprio nel correre quei trecento metri di distanza senza che le rane saltino giù dal carretto.

Una missione impossibile, che costringe i granocchiai a continui stop and go per riacciuffare le ribelli e rimetterle sul carretto. Vince chi taglia il traguardo nel minor tempo possibile e con tutte e tre le rane assegnate a ogni contrada vive. «Al traguardo le rane vengono visitate dal veterinario che ne certifica lo stato di salute - spiega Marco Scussel, presidente della Proloco ed ex granocchiaio - Il nostro palio ha radici lontane, ed è anche autorizzato dalla Regione. Questo attacco ci ha lasciati perplessi.

Non possono certo accusarci di maltrattare gli animali». La sagra della Granocchia, a Paganico, è ormai un appuntamento fisso da trentacinque anni. Ma il Palio si correva già prima. «Paganico è lambita dall’Ombrone - ricorda Scussel - e questo era un vecchio gioco fatto dai bambini e dai ragazzi del paese quando ancora non esistevano i palloni. Nessuno, comunque, fa del male alle rane che una volta terminata la gara e visitate, vengono liberate». I granocchiai di Paganico ne sono certi: tornano a saltare nei fossi e a gracidare. Pronte ad essere acciuffate di nuovo per il prossimo Palio.

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