Finanza
Confindustria: «Servono riforme vere»
Fra.Go.
Pochi stagionali per il turismo, in calo anche agli alimentari
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GROSSETO. «Noi si rischia di rimanere bolliti». Non usa mezzi termini il presidente di Confindustria Mario Salvestroni. La fotografia scattata dall'Irpet è quella che Salvestroni conosce bene. E ad allarmare il presidente degli industriali sono soprattutto i dati relativi all'avviamento professionale. «Il problema è che dovevano essere registrati gli stagionali - dice - ma se il saldo è negativo viene confermato quello che sapevamo. Anche il comparto turistico, oltre all'agricoltura, sta perdendo posti». Nel settore turistico, quest'anno, gli operatori hanno cercato di fare con quello che avevano. Poche assunzioni per la stagione, che di soldi non ce ne sono più. Una conseguenza del fatto che comunque, anche le ferie non vengono più programmate come una volta. Il turismo è sempre più mordi e fuggi, le presenze aumentano nel weekend, ma chi viene sulla costa in estate, ormai, non lo fa più per lunghi periodi e prenotando in anticipo. Gli operatori lo sanno, e si sono adeguati. «Ci consoliamo con le esportazioni - dice - con quei settori di nicchia che riescono a trainare un po' la nostra economia piazzandosi sui mercati stranieri. Ma da soli non ce la fanno, questi operatori, a far superare la crisi alla Maremma». Maremma sempre più amara, con i settori chimico e agroalimentare che qualcosa di buono riescono a fare, in contrapposizione all'edilizia che ogni giorno fa i conti con la crisi e ora anche con l'alimentare. «I dati del commercio raccontano che anche nella nostra provincia - dice Salvestroni - c'è stata una contrazione del settore alimentare. Questo da noi si chiama tirare la cinghia. È la prima volta che il commercio deve fare i conti con questa situazione, anche se era ampiamente previsto che alla fine sarebbe successo anche da noi». Che la crisi sarebbe arrivata a mangiare posti di lavoro si sapeva. «Ma questo vortice negativo deve essere fermato velocemente - aggiunge - ed è necessario mettere in campo riforme strutturali. In Maremma lo sapevamo che rispetto ad altre zone la crisi sarebbe arrivata più tardi. Ma ora ci siamo dentro e dobbiamo trovare gli strumenti per governarla».
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