Il Tirreno

Grosseto

Alla ricerca del lavoro che non c'è

Francesca Gori
<b>PREOCCUPATO.</b> Mario Salvestroni
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PREOCCUPATO. Mario Salvestroni

Boom di cassa integrazione, aumentano le richieste di mobilità

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 GROSSETO. Gli avviamenti al lavoro sono cresciuti rispetto all'anno scorso. Ma la ripresa è ancora là dal venire, perché comunque lo si guardi, quel dato, dice una cosa: che rispetto al 2009, quel numero è ancora con il segno meno davanti. Meno 3,5%, che in termini assoluti significa 12.235 lavoratori, anziché 12.679, quelli che appunto erano iscritti all'avviamento due anni fa.  I dati dell'Irpet, l'agenzia di ricerca regionale che ogni trimestre fotografa l'economia toscana in tutte le sue sfaccettature, parla chiaro: a Grosseto la ripresa non c'è. Anzi, sono i problemi, quelli che aumentano giorno dopo giorno.  L'unico settore che dà un po' di respiro all'economia maremmana è quello delle esportazioni che cresce del 10%. Poi ci sono le nuove aziende: l'1,5% in più rispetto al trimestre precedente. Ma le liste di iscrizione alla mobilità e l'età di chi è costretto a ricorrere agli ammortizzatori sociali la dicono lunga sulla situazione che si sta vivendo in Maremma, dove le vie d'uscita o le ancore di salvataggio sembrano ben poche.  A Grosseto, nel primo trimestre di quest'anno gli iscritti alle liste di mobilità sono stati il 5,5% in più. Una percentuale che rappresenta il 4% sul numero totale degli occupati dipendenti.  I ricercatori dell'Irpet, però, hanno fatto qualcosa in più. Sono andati a vedere chi sono le persone iscritte nelle liste provinciali della mobilità. Quelli cioé che hanno perso il lavoro senza avere però i requisiti per la pensione. Su un totale di 2.120 persone, 150 sono giovanissimi, tra i 15 e i 24 anni, 635 hanno tra i 25 e i 39 anni, 718 sono nella fascia d'età compresa tra 40 e 49 anni, mentre gli ultracinquantenni sono 617. Numeri che raccontano come sia difficile, in tutta la provincia, trovare lavoro quando da quel mercato si esce. Soprattutto quando si hanno più di 45 anni. Dall'altra parte però non vale nemmeno il detto «largo ai giovani», che si devono accontentare, secondo la ricerca, di lavori precari.  Poi ci sono gli ammortizzatori sociali. E qui sono dolori veri. Il primo numero che balza agli occhi è quel 15mila 771,2% in più di ore di cassa integrazione straordinaria richiesta dalle aziende della provincia. Un dato che fa drizzare il capelli in testa, ma che, tradotto, significa 29mila 203 ore autorizzate rispetto allo stesso trimestre dell'anno scorso, quando quasi nessuno aveva fatto ricorso a quell'ammortizzatore sociale. È bastata la Mabro, con i suoi 260 dipendenti circa in cigs a far schizzare la percentuale a quel livello. La spiegazione c'è, ma la preoccupazione, comunque, non va via.

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