Attenzione
Travolta e uccisa da un'auto
Francesca Gori
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LO SCHIANTO. Una settantenne è stata investita ieri pomeriggio mentre attraversava viale della Repubblica allaltezza del Nord Est Era in bici senza documenti, riconosciuta dal figlio ore dopo lo schianto
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GROSSETO. I segni della morte erano tutti per terra, uno dietro l'altro come le molliche di pane di Pollicino: un sacchetto di plastica giallo e una bottiglia di vetro in mille pezzi, una ciabatta, pochi metri più avanti. La bicicletta con il cestino e il corpo di una donna, Vilia Simonetti di 73 anni, coperto dal telo bianco. Quindici metri più avanti un'Opel Astra nera e la disperazione del ventenne che ieri pomeriggio intorno alle 18 era al volante di quell'auto lungo viale della Repubblica. Sotto quel lenzuolo, il corpo di Vilia. Non aveva documenti con sé, era solo salita sul sellino della sua bicicletta per andare probabilmente al parco di via Giotto a prendere l'acqua al fontanello del Comune. Ha attraversato viale della Repubblica all'altezza del Nord Est verso il giardino. Lì c'è un passaggio ciclabile e la donna è sbucata all'improvviso. In quel momento è arrivato un ventenne. Su quella strada, spesso si va forte. Il ragazzo invece non stava pestando con il piede sull'acceleratore. «Non mi sono accorto di niente - ha detto tra le lacrime - ho solo sentito un tonfo e ho visto quel corpo quando ormai era sul parabrezza». Si è fermato pochi metri più avanti. Dietro di lui c'era un altro automobilista, che ha visto il corpo della donna sbalzato dalla bici volare una trentina di metri più avanti. Sono stati chiamati subito i soccorsi, ma quando il personale del 118 è arrivato sul viale della Repubblica, per l'anziana non c'era più nulla da fare. E nemmeno per il dolore del ventenne, che è stato sottoposto subito all'alcoltest, come vuole la legge. Il risultato era chiaro: non aveva bevuto, il rilevatore della polizia municipale segnava zero. Circondato dagli amici e dalla mamma, il ragazzo è rimasto immobile, al lato della strada con lo sguardo fisso su quel lenzuolo bianco. Disperato. Le mani giunte davanti al volto, i capelli con la cresta, i calzoncini corti dei ragazzi della sua età. Le lacrime agli occhi. «Voglio parlare con la famiglia della donna - ha detto più volte - ditemi come faccio se poi ha dei nipoti della mia età a guardarli in faccia». A vent'anni, sarebbe bene non avere a che fare con la morte. E la sua disperazione quella di uno studente universitario, è la disperazione di chi è stato costretto a guardarla in faccia troppo presto. La carreggiata di viale della Repubblica dove è successo l'incidente mortale è rimasto chiuso per quasi due ore. Sul posto c'erano anche i vigili del fuoco e la polizia municipale. Oltre alle misurazioni, gli agenti hanno cercato di capire chi fosse quella donna. Nelle tasche non c'era niente che potesse tornare loro utile: né un cellulare, per vedere se c'erano dei numeri di telefono da poter chiamare, né altre tracce. C'erano dei foglietti, sopra alcuni numeri che sembravano coppie di qualcosa. Difficile però capire altro sull'identità della donna. La salma è stata rimossa e portata all'obitorio del Misericordia, in attesa che qualcuno si accorgesse che Vilia, uscita per prendere l'acqua, non era ancora tornata a casa. La municipale ha avvertito anche i carabinieri e la polizia. Ore di ricerche, poi gli agenti sono riusciti a sapere che quel corpo senza vita era quello di Vilia Simonetti, 73 anni. Ada aspettarla a casa c'era il marito Arturo Casini che insieme al figlio Fabrizio è corso all'obitorio per il riconoscimento della sua compagna di una vita.
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