Il dolore
«Non siamo cecchini né maniaci»
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SQUADRA. Con le prede nella zona di Capalbio Zoni: i cacciatori si prodigano invece per pulire i boschi dai rifiuti
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GROSSETO. Hanno aspettato che si abbassasse il polverone, poi alla spicciolata le associazioni venatorie sono intervenute per replicare a Lav e Italia Nostra, che avevano proposto ulteriori tasse per i cacciatori del cinghiale, finalizzate alla copertura dei danni provocati dagli ungulati. I cinghialai, stavolta, sono intenzionati a portare in piazza le loro ragioni, a far conoscere ciò che sta dietro al "movimento", a difendersi dagli attacchi e dalle boutade ambiental-animaliste. Disposti addirittura a scioperare, come provocatoriamente suggerito da Liberacaccia. La voglia di replica parte dal basso, è trasversale e va oltre i territori dove si registra l'emergenza proliferazione. «In questi giorni - commenta Francesco Zoni, grossetano, uno dei leaders della squadra di Sassofortino - è stato uno stillicidio di proposte, da parte dei soliti fenomeni (Italia Nostra, Lav, turisti e indigeni con la erre moscia) riguardo al problema dell'incremento dei cinghiali. A parlare associazioni e personaggi che ricevono puntualmente contributi pubblici (anche in tempi di crisi...), che trovano ampi spazi sui media grazie a levate d'ingegno meritevoli del titolone, che - diciamolo - non hanno mai risolto un problema o anche soltanto portato via una bottiglia di plastica da un bosco». "Su di noi che già paghiamo oltre 350 euro di tasse più 100 euro di assicurazione obbligatoria - prosegue Zoni, che si fa portavoce di decine di doppiette, grossetane e dell'area metallifera - si propone di far gravare un ulteriore prelievo pro danneggiati. Ci fanno passare per maniaci-cecchini, ci discreditano, ci combattono in ogni sede, ricevendo nel contempo gettoni e rimborsi per far parte di comitati e commissioni che disciplinano la caccia. E' l'ora di dirle chiare queste cose. Così come va detto che i cacciatori si prodigano volontariamente per abbattere specie dannose alla collettività, per vigilare sugli incendi, per ripulire campagne e boschi dai rifiuti». Ogni anno, in estate, l'Atc 6, l'ambito territoriale di caccia della zona nord, presieduto da Enzo Mori, mobilità centinaia di cacciatori per la giornata ecologica, al termine della quale si tiene un'assemblea allargata agli agricoltori e alla componente ambientalista coinvolta nella gestione faunistica del territorio. «Non le racconta nessuno queste iniziative - sono ancora parole di Zoni - La giornata di pulizia del bosco, che vede protagoniste le squadre dei cacciatori di cinghiale e i cacciatori di selezione, con il patrocinio della Provincia di Grosseto, degli otto Comuni in cui è compreso l'Atc, della Comunità Montana, del Corpo forestale dello Stato, delle associazioni, con la collaborazione del Coseca, passa puntualmente sotto silenzio. Eppure a fine giugno eravamo in 400, muniti di pettorina, rastrelli, forche e sacchi neri. Il risultato? Più di 300 quintali di rifiuti raccolti: pneumatici e vecchi elettrodomestici, plastica di ogni tipo. Non solo. Da queste parti ogni squadra ha individuato un paio di elementi che ogni sera, nei tre mesi canonici di battute, dopo averli caricati su pick-up e apini portano via i rifiuti trovati durante le cacciate». Ma qual è la ricetta della base per risolvere il problema dei danni. «Non ci vuole uno scienziato. I danni ci saranno sempre, tanti di più se a noi viene impedito di cacciare, se veniamo tartassati e scoraggiati in ogni modo. L'apertura della caccia in anticipo, il 1 ottobre, era una buona idea, ma non basta. Bisogna andare oltre. Alle squadre deve essere permesso di entrare nelle aree protette, nelle riserve, di intervenire là dove la proliferazione è storicamente indisturbata e gli animali si riproducono senza controllo. Qui nascono i danni». (gb)
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