Il Tirreno

Grosseto

Un territorio sempre più a luci spente

<b>PROVINCIA.</b> Gli assessori Giovanna Stellini e Gianni Chelini
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PROVINCIA. Gli assessori Giovanna Stellini e Gianni Chelini

Lamentele, burocrazia e litigi frenano molte iniziative

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 GROSSETO. Ora si mettono in discussione anche le notti bianche (due in tutta l'estate) e quelle del giovedì: tra gli esposti di chi non sopporta il rumore (almeno una ventina di segnalazioni ogni volta) e dissapori tra gli stessi esercenti, anche queste iniziative che da un paio d'anni - piacciano o no - hanno ridato un po' di vita all'esangue Grosseto estiva, sono a rischio.  Questo accade in centro storico. Ma ormai anche sulla costa dei vacanzieri la situazione è identica. E non solo a Grosseto. La chiusura imposta l'altro giorno allo stabilimento "Fuori Rotta" segna lo stop definitivo delle feste in riva al mare dopo il tramonto praticamente in tutta la Maremma. Un territorio che dispone di decine e decine di chilometri di costa attrezzata sulla quale - a sera - devono regnare buio e silenzio.  Sono solo gli ultimi segnali, questi, di un'estate carica di veleni. Da un lato residenti sempre più insofferenti, dall'altro gli stessi operatori che si fanno la guerra per contendersi le briciole, a mettere in fila tutto ciò che è accaduto in questi mesi si capisce che c'è in atto una partita aspra e complessa.  L'estate è cominciata con un sindacato di gestori di locali che ha invitato le autorità a far chiudere tutta una serie di altri locali (con tanto di nome e indirizzo, tra questi il Fuori Rotta) ritenuti non a norma. Poi le valanghe di proteste contro i rumori notturni: per la prima volta, quest'anno, si è invocata persino la chiusura di Festambiente, la manifestazione che più di ogni altra da decenni vende oltreconfine il nome della Maremma, "colpevole" di fare musica «fino a mezzanotte e mezza». Al coro delle lamentele, inaspettatamente, si uniscono gli stessi imprenditori: è di ieri la clamorosa sortita pubblica dei "commercianti indipendenti" del centro storico contro i vertici dell'Ascom, ennesimo atto di una sfida che lacera da tempo il mondo del commercio. Per non parlare delle bordate dei ristoratori contro le sagre e delle sagre contro i ristoratori, e via così.  Poi c'è la burocrazia. Mai come quest'estate lo stesso Comune di Grosseto ha incontrato mille difficoltà a organizzare eventi, bloccato dai regolamenti da se stesso elaborati. Si è faticato per fare i concerti dell'Orchestra al Cassero, il cinema alla Cavallerizza, il teatro per i bambini a Marina di Grosseto...  L'Italia ha l'esempio della Puglia: ogni sera, lì, mille feste nei centri storici e sulle spiagge. Risultato, incremento di presenze turistiche superiore al cento per cento ogni anno. Qui, invece, si piange sul turismo che non c'è ma intanto si riduce l'offerta per i potenziali turisti. E invece di fare squadra, come si fa in Puglia, si litiga su tutto.  «Il problema c'è», conferma l'assessore alla cultura, al turismo e allo sviluppo economico del Comune di Grosseto, Giovanna Stellini. «Con tutta la giunta abbiamo già deciso di avviare un ripensamento sui regolamenti degli eventi. Questi sono nati per rispondere a segnalazioni di eccessi e ad esigenze legittime, ma forse sono troppo rigidi. Bisogna mediare, certo, ma se ogni volta che lo stesso Comune vuole fare qualcosa deve produrre una documentazione enorme, vuol dire che qualcosa ci è sfuggito di mano. Ci siamo legati da soli. Magari cominceremo creando una "task force" che agevoli i percorsi burocratici».  «Non possiamo essere governati dalla burocrazia», le fa eco l'assessore provinciale al turismo Gianni Chelini. «Bisogna stabilire dove e come si possono fare le cose, e dare regole certe. Il modello del Salento va seguito. Chi ha locali "strutturati", oggettivamente in difficoltà, pensa spesso che feste di piazza o sul mare li danneggino. Ma in realtà, da una maggiore dinamicità trarrebbero vantaggi anche loro. Il mio invito è guardare alla Puglia e aiutare la libertà d'intrapresa».  Intanto però i segnali qui indicano altre direzioni. Forse proprio la politica, a questo punto, dovrebbe scendere in campo. Magari con lo stesso impegno speso per salvaguardare i palii dei ciuchi. Perché turismo, per questo territorio, significa futuro. E.G.

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