Il Tirreno

Grosseto

Sevizia e violenta la compagna

Francesca Gori
Sevizia e violenta la compagna

Sigarette spente addosso e ferite di coltello, condannato a 2 anni e 8 mesi

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ROCCASTRADA. Lui ha quarant'anni, e ne passerà due e otto mesi in carcere. Per aver violentato e seviziato la sua compagna per mesi, anche sotto gli occhi dell'anziano padre di lei, infermo. Bastonate, sigarette spente addosso, tagli con il coltello. Botte e offese, fino alla violenza sessuale. L'incubo nel quale è piombata un'operaia di Roccastrada ha il volto dell'uomo con il quale aveva deciso di vivere insieme. Un amore sbocciato due anni fa che ben presto si è trasformato in un inferno durato mesi.

Dall'estate del 2010, fino all'epilogo che si è consumato a metà gennaio quando la donna è stata costretta ad avere un rapporto sessuale e si è decisa poi a denunciarlo. Una violenza cieca quella che ha spinto il quarantenne di origini romene a seviziare la sua compagna. Una violenza che scoppiava ogni volta che l'uomo beveva. Calci e pugni su tutto il corpo, lei distesa a terra, lui che le getta un lettino di ferro addosso e ci sale sopra per schiacciarla con il suo peso. Non si ferma. Le orina addosso, sul petto. La umilia, facendola sedere sulla stufa accesa e spegnendole una sigaretta sulla guancia. Che la donna aveva non pochi problemi con quel compagni violento, qualcuno lo sapeva.

Il padre di lei, infermo, inerme davanti a quell'uomo che usava violenza su sua figlia, anche sotto i suoi occhi. Come quando appunto l'ha fatta sedere sulla stufa e le ha spento addosso quella sigaretta accesa. O come quando, durante uno di quegli attacchi di violenza, il quarantenne ha preso un cavo elettrico e glielo ha stretto intorno al collo. L'anziano ha cercato di alzarsi, per andare a chiedere aiuto ai vicini. Ma il suo passo malfermo non lo ha portato lontano.

È arrivato di nuovo lui e lo ha cacciato indietro, lo ha chiuso in casa, come ha fatto più volte anche con la sua donna. lei voleva andarsene, lui le prendeva le chiavi dell'auto e il cellulare, in modo tale da non poter chiamare nessuno, da non poter raccontare quello che le succedeva. Un'altra volta, ancora, aveva cercato di infilzarla ad una gamba con un coltello. C'era anche il fratello di lei, in casa. Ha cercato, l'uomo, di mettersi in mezzo e disarmarlo, ma non ci è riuscito. I colleghi di lavoro della donna avevano capito che c'era qualcosa che non andava.

L'estate scorsa lei aveva mandato un certificato per malattia. Lui l'aveva malmenata e l'aveva anch tagliata con un coltello da cucina. Il proprietario dell'azienda nella quale lavorava lo ha raccontato agli investigatori. Ha detto di aver visto addosso alla donna i segni di quella lotta. Poi c'era la cognata, anche lei spettatrice di quella violenza furiosa, che non si arrestava davanti alle preghiere e ai pianti della donna. L'ultimo dell'anno sarebbe stata una data da festeggiare. Lui l'ha picchiata, dopo cena, costringendola a ingoiare dei pomodori ripieni congelati.

Un inferno durato fino alla notte tra il 13 e il 14 gennaio quando la donna ha dovuto subire anche una violenza sessuale. Poi, ferita, è andata all'ospedale e ha chiesto aiuto. Quando gli ufficiali di polizia giudiziaria sono andati a prenderlo, lui sul letto aveva un borsone e i documenti, pronto per andare via. Lo hanno portato in carcere dove ha confessato, raccontando tutto. È stato condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione e al pagamento di 50mila euro di danni alla sua ex convivente.

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