Il Tirreno

Grosseto

«Il suo corpo riposa vestito di bianco»

El. Gi.
<b>GIUNCARICO.</b> La piscina comunale dove Salah Ddin ha avuto la congestione
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GIUNCARICO. La piscina comunale dove Salah Ddin ha avuto la congestione

Addio al bambino in obitorio, secondo il rito islamico

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 GROSSETO. «Abbiamo appena pregato per lui» dice Mustapha, lo zio di Salah Ddin di fronte all'obitorio dell'ospedale di Grosseto dove riposa il corpo del bambino in attesa di partire per il Marocco. Proprio in obitorio, ieri, si è svolto il funerale secondo il rito islamico: una cerimonia composta e dignitosa con l'imam della comunità islamica maremmana, Mohammed Salim; col padre Charki, la madre Farih Bashya, la sorella Luna e due fratelli del padre.  La tradizione islamica richiede funerali semplici, umili e molto rispettosi. È rifiutata l'ostentazione, non si usano lapidi né mausolei né mettere la foto del defunto o fiori vicino al corpo. È stato così anche a Grosseto, ieri. «Abbiamo lavato e profumato Salah Ddin», dice il padre che racconta come avviene l'usanza musulmana. In genere il morto è deterso da familiari, amici intimi o membri di fede della comunità se i familiari non sono presenti, in base al sesso della persona e secondo il rituale prescritto. Il corpo è posizionato su un tavolo, la testa e la parte superiore del corpo è leggermente sollevata per permettere all'acqua di scorrere verso il basso e non tornare indietro. Chi compie il lavaggio con acqua e sapone si preoccupa di togliere accuratamente ogni impurità, preme leggermente lo stomaco per espellere i liquami residui. La pulizia del corpo procede dalla testa verso la parte superiore destra, poi quella superiore sinistra. Poi si passa al lato inferiore destro a quello inferiore sinistro. Il lavaggio viene effettuato un numero dispari di volte, l'ultima volta si aggiunge canfora o qualche profumo. Il corpo è profumato con incenso e avvolto in un sudario bianco di stoffa semplice, fatto da tre lenzuoli per gli uomini e cinque per le donne. Così anche «Salahd Ddin, lì dentro, è tutto vestito di bianco», dice Mustapha. Quando la salma è pronta inizia la preghiera collettiva, la Salatul Janazah, con cui si chiede perdono per i peccati del defunto, si chiede ad Allah di avere misericordia di lui e si coglie l'occasione per ricordare la breve esistenza sulla Terra. La Salatul Janazah è una preghiera per tutta la collettività: ogni musulmano dovrebbe prendervi parte, anche se non conosce il defunto. Per chi segue tutta la preghiera Janazah fino al termine della sepoltura, è prevista una ricompensa divina. Dopo la preghiera funebre, il defunto è quindi trasportato al cimitero musulmano. Gli islamici non possono essere sepolti nel cimitero di non musulmani, né chi non è di fede musulmana può essere sepolto in un cimitero musulmano. Così anche il corpo del piccolo Salah Ddin non potrà stare a Grosseto, ma dovrà ripartire per il Marocco. La salma tornerà a Berrchid, che è il luogo d'origine della famiglia El Akroute: si trova nella provincia di Settat, nella regione di Chaouia-Ouardigha. «Se sei musulmano non puoi essere sotterrato in una terra di cristiani», dice Luna. «La nostra religione non ce lo permette». A meno che la salma non riposi, in terra cristiana, all'interno di un cimitero islamico, che però a Grosseto non c'è. «In Francia esistono ma qua non ce ne sono». Venerdì mattina il corpo partirà per Bologna. Le onoranze funebri sono state affidate a una ditta di Empoli specializzata in riti islamici. Sabato Salah Ddin tornerà dunque a Berrchid in aereo e in Marocco «staremo circa 10 giorni», dice il padre. È anche giusto così. «Tutto il paese d'origine aspetta il corpo di mio fratello», raccontano Luna e gli zii. «Nella nostra città, familiari e amici hanno saputo della tragedia e stanno attendendo la salma. Sono 400, 500 persone. Staremo là con loro». Certo, andare a trovarlo sarà più complicato che tenerlo vicino a loro, in Maremma. Ma d'altra parte - conclude il padre con un filo di voce - là a Berrchid abitano i genitori di mia moglie: hanno più di 70 anni e avrebbero problemi a venire qua. Per noi vegliare Salah Ddin sarà più complicato, ma è così». In Marocco, secondo il rito islamico, il defunto sarà posizionato sottoterra su un fianco, con la testa orientata verso la Città Santa della Mecca.

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