La manifestazione
LO STRAZIO
«Dolore incredibile Era il nostro angelo»
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GROSSETO. «Sembra un angelo, mio fratello: sembra che dorma. Non riesco a credere che sia morto». È disperata Luna El Akroute, sorella 18enne di Salah Ddin: stavano sempre insieme. I compaesani di Tatti confermano un affetto supremo tra loro, un amore speciale; lui dolce e premuroso, lei che se lo porta a spasso e se lo coccola. Su Facebook, nel profilo della ragazza, fino a due giorni fa c'era una galleria di foto di Salah Ddin che sono state tolte. Salah in macchina col broncio, nel sedile posteriore mentre guarda l'obbiettivo e il padre sta guidando. Salah mentre è in collo alla sorella, sotto la neve. Ha un cappellino rosso con due orecchie, il giubbottino nero senza maniche e la felpa arancione. L'immagine della gioia mentre sovrasta Luna col suo piccolo corpo e lei lo accoglie tra le braccia col volto composto e serio. È una ragazza matura, intelligente, «per me era come un figlio». Un figlio «intelligentissimo, mio fratello». Lo dice lei ma lo ripete chiunque, a Tatti: dai gestori del ristorante Il Granduca a Stefania Cionini, geometra che gli ha voluto molto bene e che racconta di «un bimbo speciale, sveglio e brillante, simpatico e dolce». È durata poco, questa gioia: 5 anni. Oggi invece è il tempo della tragedia. «Sono 30 anni che sto qua», dice Charki. Si è pentito? «No, io credo che una cosa così poteva succedere da tutte le parti. Abbiamo trovato gente che ci vuole molte bene». (el. gi)
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