Il Tirreno

Grosseto

Ucciso da una congestione

Elisabetta Giorgi
<strong>SAHLADDIN ELAKROUTE</strong>, la vittima. A sinistra il pm Stefano Pizza
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SAHLADDIN ELAKROUTE, la vittima. A sinistra il pm Stefano Pizza

Primi esiti dell'autopsia su Sahladdin, morto a 5 anni

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Sahladdin ha fatto il bagno dopo aver mangiato ed è stato ucciso da una congestione. È quanto emergerebbe - per ora in via ufficiosa - dall'autopsia sul corpo del bambino di 5 anni morto domenica scorsa dopo aver fatto il bagno nella piscina comunale di Giuncarico. Due gli indagati nel fascicolo aperto dalla Procura di Grosseto, e sono il padre del piccolo, Charki Elakroute, e la bagnina Andreaa Cipriani.  Sulla tragedia indagano i carabinieri di Gavorrano.

Ieri mattina è stata effettuata l'autopsia sul cadavere del bambino all'obitorio dell'ospedale Misericordia di Grosseto. L'esame si è concluso intorno alle 14 ed entro 60 giorni dovrà far luce in via ufficiale non solo sulle cause "tecniche" della morte di Sahladdin ma anche, com'è presumibile, sulla possibilità che qualche fattore esterno possa aver inciso sulla morte del piccolo: dalla corretta vigilanza (o non vigilanza) effettuata ai bordi piscina dalla bagnina, alla tempistica dei pasti assunti dal piccolo Sahladdin che potrebbe chiamare in causa il padre del bambino Charki Elakroute.  Intanto, dai primi riscontri emersi ieri, pare confermata l'ipotesi già ventilata in questi giorni, cioè che Sahladdin sia morto per congestione: niente annegamento ma un malore dovuto al bagno dopo pranzo. 

Il perito incaricato dalla Procura è Matteo Benvenuti, specialista al dipartimento di Scienze medico-legali e socio-sanitarie dell'Università di Siena. Il fascicolo è in mano al pm Stefano Pizza. Il medico legale consulente di parte della bagnina è Roberto Martini mentre l'avvocato Roberto Baccheschi difende Andreaa Cipriani e l'avvocato Giuseppe Tilli è il difensore d'ufficio del padre di Sahladdin.  Per quanto riguarda i ritardi dei mezzi di soccorso (due ambulanze e un elicottero Pegaso) depistati da alcune segnalazioni sbagliate arrivate alla Centrale operativa del 118, praticamente le perizie già escludono che abbiano inciso sulla morte del piccolo, essendo state comunque «tempestive», come rilevano fonti Asl. Gli indagini, al momento, si stanno concentrando sulle due posizioni chiave: quella del padre di Sahladdin ma anche della bagnina presente al momento della tragedia.

Per quanto riguarda il primo, Charki, si sa che ha accompagnato il piccolo alla struttura comunale di Giuncarico, che gli ha pagato il biglietto e che «non era presente in piscina» al momento del malore del figlio, come dicono i carabinieri del comando provinciale. Il giorno della tragedia le voci diffuse all'interno della struttura davano per certo che Charki fosse «tornato alla sua auto a riposare» (una Twingo bianca parcheggiata dentro al cancello e quindi a pochi metri dalla piscina) e che quindi aveva lasciato solo il figlio. Resta da capire quanto la sua presenza possa essere stata determinante o meno nel salvargli la vita, mentre - ora che i primi riscontri dell'autopsia parlano di congestione - è presumibile che le attenzioni si concentrino su di lui, proprio per capire perché abbia accompagnato il figlio a fare il bagno dopo pranzo.

Intanto la bagnina è sotto choc; 21 anni, giuncarichese, in questi giorni ha fatto di tutto per sfuggire allo sguardo di estranei. Gli amici del circolo la proteggono e chiedono «di lasciarla stare». «Dovete capirla, è impietrita ed è giovanissima», dicono. È stata lei a effettuare il primo soccorso ai bordi della piscina e - come spiegano i colleghi - «nonostante abbia fatto davvero il possibile è disperata e non si dà pace». Solo dall'accertamento finale da parte della medicina legale dipenderanno le successive indagini per capire cosa possa aver contribuito alla morte del bimbo, o se invece si è trattata di una tragica serie di coincidenze in cui nessuno è responsabile.

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