Il Tirreno

Grosseto

Biogas, la sfida della Sacra

Francesca Gori
<b>L&#146;IMPIANTO.</b> Progettato dalla Sacra
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L’IMPIANTO. Progettato dalla Sacra

Energia pulita dagli scarti delle coltivazioni, ecco il progetto

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 CAPALBIO. Tra un anno potrebbe già essere in funzione. Ma sull'impianto a biogas che la Sacra vuole costruire alla Torba, amministrazione, opposizione e cittadini vogliono la massima trasparenza. Manca ancora l'autorizzazione del Comune. Il progetto da sei milioni e mezzo di euro è previsto nel programma di miglioramento agricolo ambientale.  Il programma infatti è stato approvato prima dell'estate sia dal Comune di Capalbio che dalla Provincia. All'impianto della Sacra, la società controllata al 32,16% dalla famiglia Puri Negri, verrà prodotta energia pulita attraverso la fermentazione dei residui di coltivazione, principalmente mais e sorgo. E ad alimentare l'impianto saranno le coltivazioni locali, quelle della proprietà fondiaria di Sacra. Un sistema, questo, che permetterà di produrre energia pulita e di dare lavoro a cinque persone per la gestione dell'impianto.  A Capalbio, c'è chi trema per la realizzazione dell'impianto. Comune e Provincia, i paletti li ha messi. E la struttura dovrebbe essere realizzata alla Torba, vicino all'area artigianale. Centosettanta metri di distanza dalle case e una barriera di alberi e vegetazione per nasconderlo alla vista di chi frequenta, ma soprattutto vive, nella Piccola Atene.  Una scelta, quella di Torba, che dovrà essere approvta dalla conferenza dei servizi. Il primo sito che era stato scelto, infatti, era quello di Macchiatonda, vicino al sottopasso, dove non ci sono abitazioni.  Il progetto, quindi, va avanti. E quell'impianto da sei milioni e mezzo di euro, cifra da ottenere all'80% in project financing o ricorrendo al leasing bancario. I soci della Sacra, dai Puri Negri alle famiglie Resta Pallavicino, Reyneri di Lagnasco, Gnecchi Ruscone, Vimercati Sansovini e Massimini hanno già dato il via libera al progetto. Un impianto che avrà una vita di 15 anni. E che quindi, anche se i conti li ha fatti la società e non li ha ancora resi pubblici, produrrà non poco, non soltanto in termini energetici ma di fatturato. Tutti contenti, quindi? Pare di no. Almeno a leggere sul sito Dagospia. Il timore (o la speranza) di chi ha trattato la novità che nascerà nella Piccola Atene è infatti la sollevazione di scudi da parte dei vip che frequentano la zona, che hanno scelto Capalbio come buen retiro estivo, che si dividono tra spiaggia e salotti culturali. L'intellighenzia di sinistra insomma, che potrebbe storcere il naso per la realizzazione dell'impianto.  La fermentazione dei residui di coltivazione, infatti, qualche cattivo odore potrebbe produrlo. Ma i soci della Sacra che si sono affidati a tre specilisti per la progettazione, l'agronomo Umberto Severini, l'architetto Carlo Graf von Rex e l'ingegnere Gabriele Anatrini, rassicurano tutti. Le celle di fermentazione saranno a tenuta ermetica di gas e anche l'impatto ambientale sarà ridotto al minimo.  L'impianto di Capalbio non è il primo della Provincia. L'anno scorso, alle porte di Grosseto, gli imprenditori Mario e Tommaso Becagli hanno inaugurato l'impianto a biogas più grande della Toscana che fornisce energia elettrica a duemilacinquecento famiglie. L'impianto è alla Trappola, sulla strada che porta a Principina.

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