Il Tirreno

Grosseto

Via abusivi e morosi Quindici famiglie rischiano lo sfratto

Paola Villani

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 FOLLONICA. Dodici mesi di affitto arretrato che dovranno essere saldati e chi non è in regola dovrà lasciare le abitazioni dell'Ilva. La quindicina di famiglie che abitano all'interno dell'area, dove sorgeva la fabbrica follonichese di lavorazione della ghisa, per dodici mesi sono rimaste senza bollettini da pagare per il canone dei loro appartamenti, nessuno però si era dimenticato di quei soldi, anzi.  Il passaggio della proprietà dallo Stato al Comune, per adesso su concessione cinquantennale, ha comportato una mappatura da parte dell'amministrazione di tutti i beni interni all'Ex Ilva, comprese le case, per le quali gli uffici hanno dovuto verificare i contratti di affitto stipulati anni e anni orsono. Dopo circa dodici mesi di verifiche la conclusione appare oggi abbastanza chiara: quasi il 70% di chi abita in quegli alloggi è abusivo, e alcuni di quelli che hanno i contratti non pagano il canone da molto tempo.  Questi controlli avranno quasi certamente due conseguenze: la prima è che chi non è in regola dovrà liberare gli alloggi e chi invece lo è dovrà comunque saldare i debiti con l'amministrazione. Lo scenario che si sta delineando non è dei più semplici. Il Comune avrà il suo bel daffare nel gestire la situazione che si prospetta, considerato il fatto che non sarà facile mandar via quelle persone. Venti giorni fa i funzionari dell'amministrazione hanno avuto un incontro con i tecnici del Demanio per capire come coordinare il passaggio della proprietà tra i due enti e soprattutto come gestire la questione degli affittuari abusivi e non. Per ora una cosa è certa, si dovranno pagare gli arretrati.  «Abbiamo ottenuto il materiale e in questi giorni stiamo valutando che cosa fare - spiega l'assessore al patrimonio Donatella Rapezzi - i cittadini che abitano all'interno dell'Ilva dovranno pagare un'indennità di locazione al Comune, anche gli arretrati. Dobbiamo valutare in che modo definire i contratti. Per chi invece non ha titolo a vivere in quell'area dovremo prendere provvedimenti differenti, assumendo decisioni forti».  L'assessore usa i piedi di piombo, non parla di cacciare quelle persone, ma l'eventualità non è così remota. Sono anni e anni che quella situazione doveva essere regolata e ora che la patata bollente è passata al Comune i tempi si restringono.

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