Il Tirreno

Grosseto

Tatti piange un figlio e si stringe alla famiglia

Maxi colletta per i funerali «Vogliamo che resti qui»

<b>TATTI.</b> Il borgo medievale dove Sahladdin viveva con la sua famiglia
◗
TATTI. Il borgo medievale dove Sahladdin viveva con la sua famiglia

2 MINUTI DI LETTURA





 TATTI. Tatti si è risvegliata con la morte nel cuore. «Sahladdin era uno dei nostri, era una creatura straordinaria, dolcissima e di un'umanità gigantesca. Non chiamatelo bambino marocchino, vi prego. Vorrei proprio non leggerlo, sul giornale... Perché Salà, come noi lo chiamavamo, era uno dei nostri, felice e bellissimo». Si è risvegliata così la frazione, 300 anime tra le colline massetane dove il piccolo Sahladdin viveva con la famiglia.  Stefania Cionini, 39 anni, geometra, presidente del consiglio di frazione, stenta a credere alla sua morte. Lo conosceva bene, gli voleva bene. Era un bambino dolcissimo, di un'umanità straordinaria come il padre Charki Elakroute, la mamma Farih Bashya, la sorella Luna di 18 anni, l'altra sorella Ilen che vivono lì in paese. O gli altri figli Fard e Mome, che abitano uno a Massa Carrara e un altro in Marocco.  La storia di questa famiglia - racconta Stafania - è «la storia di gente come noi, adorabile e che si è ben integrata con il nostro paese». In quel piccolo viso dolce gli abitanti di Tatti si sono persi, osservandolo giocare nei giardini del borgo medievale dove camminava spesso abbracciato alla sorella Luna, studentessa alle superiori di Grosseto. «Era molto incurusito dal mio bambino - racconta la Cionini - Un giorno, quando cambiavo il pannolino a mio figlio, lui è venuto da me e gli ha pulito il viso con una salviettina. Mi diceva sempre: "Quando io avrò 20 anni, tuo figlio ne avrà 15 e io e lui usciremo insieme"».  È stravolta Loretta Nelli, titolare del ristorante Il Granduca a Tatti dove lavora Farih, la madre di Sahladdin. «Una grande lavoratrice, onesta. Siamo sconvolti dal dolore», dice. E racconta una grande storia d'amore senza confini.  «Sappiamo che i genitori vogliono riportare Sahlad in Marocco, seppellirlo là». Per queste pratiche funerarie, compreso il trasporto, «le imprese funebri hanno chiesto una cifra molto alta, che la famiglia Elakroute non si può permettere». Così «abbiamo pensato di organizzare una grande colletta con tutto il paese. Raccoglieremo soldi per pagar loro il servizio funebre». «Anch'io parteciperò - chiosa Stefania - anche se vorremmo tanto che lui restasse con noi. È terribile svegliarsi senza di lui e non averlo più con noi: vorrà dire che gli manderemo un saluto attraverso le stelle». (el. gi)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa