Sicurezza
«Per 36 ore chiusi in casa. Il vero dispiacere? Sapere langoscia dei nostri familiari in Maremma»
Diario grossetano dall'incubo Irene
Gabriele Baldanzi
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SPETTRALE New York deserta e bagnata aspetta larrivo delluragano Elena Zoni e Massimo Rosi hanno vissuto la grande paura di New York
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GROSSETO. Elena Zoni e Massimo Rosi, due giovani grossetani, sono negli Stati Uniti, a New York, ormai da un mese e mezzo. Nel fine settimana rientreranno in Italia. Domenica e di nuovo ieri mattina, a emergenza ormai reintrata, li abbiamo sentiti su Skype. Ecco il loro diario dalla città che ha vissuto giornate di terrore in attesa dell'uragano Irene. «Dove abitiamo noi, a Brooklyn, vicino Sunset Park - spiega Elena - non ci sono stati danni gravi» «La via è in leggera salita rispetto al mare e l'appartamento a circa tre metri da terra, riparato da altre case a schiera. Abbiamo trascorso le ultime 36 ore in casa. Ora il peggio è passato. Io personalmente ho iniziato ad essere un po' preoccupata verso le 2 di notte, quando il vento e la pioggia si sono intensificati. Ogni tanto ci affacciavamo alla finestra per vedere cosa succedesse: il cielo era arancione e si vedevano le nuvole muoversi velocissime. Ci è dispiaciuto soprattutto per le nostre famiglie e gli amici, che ci hanno contattati allarmati; è andata bene. Stamani siamo usciti in strada per vedere se ci fossero stati dei danni: solo tante foglie per terra, qualche ramo, e un palo della luce piegato in fondo alla strada». «La prima volta che abbiamo sentito la notizia dell'uragano Irene, una settimana fa, eravamo in un albergo a Baltimora e stavamo guardando il telegiornale. L'uragano stava per colpire le Bahamas per poi spostarsi sulla costa della Florida e non potevamo immaginare che potesse raggiungere New York e le coste più a nord, è un fenomeno inusuale per questi luoghi. Ben presto però i tg hanno cominciato a dare dritte su come comportarsi in questi due giorni; sul sito del governo di New York hanno fatto una mappa in cui la città era divisa in base al rischio: le coste dovevano essere assolutamente evacuate, le zone limitrofe solo se indicato dalle autorità. Per fortuna la nostra zona era neutra e non a rischio, anche se solo una strada ci divide dall'area che, in caso di emergenza, avrebbe dovuto essere evacuata». «Io - prosegue Elena - ho cercato più volte di rassicurare la mia famiglia, a Grosseto, ma capisco la preoccupazione, visto che da giorni non si parla d'altro. I provvedimenti da prendere erano svariati: comprare cibo in scatola e acqua, munirsi di candele o pile elettriche, tenere a portata di mano una borsa in caso di evacuazione, completa di documenti importanti, e stare lontano dalle finestre». «Già sabato alle 12 - prosegue il racconto - hanno cominciato a chiudere la metropolitana e progressivamente, durante il giorno, hanno sospeso tutti i servizi di trasporto pubblici, a parte qualche taxi e mezzi di emergenza. Sono stati chiusi anche i ponti e Manhattan di fatto è rimasta isolata. I notiziari esortavano la gente e non uscire di casa, che si trattasse di zona a rischio o meno. Ora nei tg scorrono le immagini di zone allagate e di centinaia di migliaia di persone senza corrente». Ma l'uragano Irene è stato seguito con apprensione anche da Roccastrada. Domenica i Roccastradini nel Mondo sono rimasti davanti a tv e computer per seguire l'evoluzione, in contatto - Facebook e Skype - col sindaco di Amsterdam (stato di New York), Ann Thane. L'associazione l'aveva incontrata un anno fa. Presto, infatti, potrebbe essere chiuso un gemellaggio. Qui ha lavorato la ricercatrice informatica roccastradina Irene Amerini, inviata dal sindaco di Roccastrada per stringere i primi rapporti e scambi culturali. Ieri, sia l'associazione, sia Giancarlo Innocenti hanno inviato messaggi di solidarietà alla comunità della cittadina newyorkese, dove i danni sono ingenti.
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