Sicurezza
Sono fuggiti a bordo di uno scooter. I testimoni: «Indossavano i caschi e parlavano laziale»
Colpo in banca, bottino 60 mila euro
Renzo Wongher e Gabriele Carotti
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PERTUGIO Dal quale i due rapinatori sono entrati allinterno dell agenzia della Banca popolare dellEtruria Con un'auto rubata hanno sfondato una parete, poi dentro con la pistola
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PORTO S. STEFANO. Una macchina rubata usata come ariete per sfondare uno dei pannelli sul retro della banca, poi, pistola in pungo sono entrati prendendo alle spalle i quattro cassieri. «Dateci i soldi se no finisce male», ha detto uno di loro con un chiaro accento laziale. Due minuti e mezzo, tanto è bastato ai rapinatori per farsi dare circa sessantamila euro e scappare a bordo di uno scooter verde metallizzato. «Avevano dei caschi integrali e una bandana a coprire la faccia». La rapina a mano armata è avvenuta ieri intorno alle 15.45 alla banca popolare dell'Etruria di Porto Santo Stefano, situata proprio davanti agli scali d'alaggio dalla parte opposta della strada. Gli impiegati ieri sera non avevano ancora terminato di fare i conti, quindi la cifra può alla fine risultare minore o maggiore ma si aggira sui 60 mila euro. Il colpo sembra essere stato attentamente studiato perché la dinamica è abbastanza complessa e nel prenderla in esame emergono elementi che suscitano qualche interrogativo. L'edificio che ospita gli sportelli della banca si presta alle rapine - quattro in pochi anni - in quanto è abbastanza isolato, confina con un parcheggio su un lato e una strada privata sul lato opposto e vi si accede attraverso diverse entrate e uscite. Oltre alla banca il palazzo, dalle linee moderne, ospita studi notarili, studi tecnici, agenzie di vario tipo e commercialisti. Spiega il direttore della banca Danilo Della Giovanpaola: «I due banditi sono entrati in azione verso le 15,45 e sono penetrati negli uffici dopo aver sfondato con una autovettura Toyota Yaris, poi risultata rubata a Viterbo, uno dei pannelli metallici che sormontati da una serie di vetrate antiproiettile costituiscono la parete ovest dell'edificio». Dei due individui uno è entrato attraverso il pertugio creatosi tra il pannello la struttura in muratura e pistola alla mano si è impossessato del denaro liquido contenuto nei cassetti, quindi attraverso il solito pertugio ha rifatto a ritroso il percorso da cui era entrato, è salito con il complice che faceva da palo su uno scooter, risultato anch'esso rubato, ed entrambi si sono dileguati attraverso il cancello posteriore nel traffico intenso di Via Roma facendo perdere le loro tracce. I carabinieri hanno subito fatto scattare il piano antirapine pattugliando ogni via di fuga. Possibile anche i due abbiano una base all'Argentario. Gli inquirenti fino al tardo pomeriggio hanno ascoltato i quattro dipendeti che erano nella banca al momento del colpo e hanno acquisito le immagini delle telecamere sperando di trovare qualche traccia. L'unica certezza è che la rapina era stata ben studiata, i rapinatori sapevano come muoversi e come nascondersi. Avendo usato due mezzi rubati per mettere a segno la rapina. Un interrogativo che si è posto quasi subito è su chi avesse alzato almeno una delle sbarre collocate dietro ai cancelli. Ma l'interrogativo ha perso molto della sua forza quando si è saputo che la Yaris e lo scooter erano stati parcheggiati a lato della banca già da qualche giorno. Ovviamente i carabinieri stanno setacciando l'Argentario palmo a palmo senza trascurare il retroterra maremmano dove sono stati costituiti diversi posti di blocco. Da notare che mentre alcune telecamere sono piazzate verso il bancomat e gli ingressi della banca, nessuna di queste inquadra l'area dove la Yaris è stata scagliata con molta violenza contro la pannellatura metallica. Come ripete il direttore della banca, «fortunatamente, essendo gli sportelli già chiusi, non c'erano i clienti davanti al bancone e il personale, tutto presente ai propri posti di lavoro, non ha subito danni fisici».
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