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Grosseto

Bimbo annegato, aperta inchiesta

Bimbo annegato, aperta inchiesta

La Procura e i carabinieri indagano sulla tragedia del piccolo Sahladdin

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 GIUNCARICO. Soccorsi tardivi o eventuali responsabilità. La Procura di Grosseto ha aperto un'inchiesta su Sahladdin Elakroute, il bambino di 5 anni morto al Pronto Soccorso di Grosseto dopo aver fatto il bagno nella piscina comunale di Giuncarico. Le indagini sono affidate ai carabinieri.  L'autopsia è stata fissata per stamani alle 11: l'ipotesi è che si tratti di una congestione (il piccolo ha vomitato tantissime volte in presenza dei primi soccorritori), ma sono molti i punti da chiarire. Dall'assenza del padre Charki Elakroute quando il figlio si è sentito male, alla lunghissima agonia del piccolo ai bordi della piscina dove sarebbe rimasto per un'ora vomitando più volte. Ci sono poi alcuni passaggi temporali da chiarire e che potrebbero aver contribuito a complicare una situazione già disperata. Riguardano i soccorsi messi in atto dal 118, resi più difficili da una serie di segnalazioni sbagliate arrivate alla Centrale. Luna Elakroute, sorella 18enne di Sahladdin, punta il dito contro «ambulanze arrivate dopo due ore». E in effetti - seppure non di questa misura - i ritardi ci sono stati, perché addirittura tre mezzi di soccorso sono stati depistati da telefonate che li hanno indirizzati a Bagno di Gavorrano invece che a Giuncarico. Un caos.  «La prima richiesta di soccorso - spiega l'Asl - ci è arrivata alle 16,10», mentre Pegaso 2 (che si è alzato in volo subito dopo) arriverà a destinazione "solo" alle 16,32. "Solo" perché l'elicottero ha impiegato ben 22 minuti per percorrere 26 chilometri, quasi come andare in auto da Grosseto a Giuncarico o in elicottero da Grosseto a Siena. Una serie di chiamate a raffica ha indicato come luogo dell'evento - anziché Giuncarico - una località sopra Bagno di Gavorrano, e lì sono andati i soccorritori. È solo dopo chiamate più specifiche che elicottero e ambulanze arrivano a Giuncarico. Tutto questo ha pesato sulla morte di Sahladdin? Al momento lo si ignora. «Nonostante alcune informazioni poco coerenti, i nostri soccorsi sono stati tempestivi», assicura l'Asl.  Lo stesso pomeriggio, intanto, un'altra telefonata ancora, arrivata sempre alla Centrale, informava di «un bambino estratto da una piscina privo di conoscenza e in assenza di respiro». Dunque Sahladdin era già stato dato per morto o in sindrome da pre-morte, mentre invece il suo cuore avrebbe smesso di battere al pronto soccorso.  Agonia interminabile. Anche l'agonia del bambino ai bordi della piscina è stata straziante. Per circa 40 minuti - riferiscono i volontari dell'Arci, che gestisce la struttura, parlando di un tempo davvero «lunghissimo» - medici e infermieri del 118 «hanno cercato di intubare il piccolo fuori dall'acqua. E l'hanno fatto ma con enormi difficoltà perché aveva le vie respiratorie ostruite da forti quantità di cibo». Dopo il primo soccorso effettuato dalla bagnina, da un'infermiera e da un medico del 118 che abita a Giuncarico, il bambino ha vomitato più volte «compresa pasta e maccheroni», riferisce il consiglio dell'Arci. Dopo le 17 il piccolo riparte in ambulanza. Il tempo trascorso da quando è stato adagiato a bordo piscina (ore 16,05 circa) e il momento in cui riparte è di un'ora circa. «I medici hanno fatto tutto il possibile - spiegano i testimoni e la dottoressa di Giuncarico - sono stati bravi e tempestivi».  Il padre. Da chiarire la posizione del padre. I carabinieri di Grossseto dicono che al momento in cui si è verificata la tragedia «non era in piscina». Dunque avrebbe accompagnato suo figlio a fare il bagno per poi lasciarlo solo e allontanarsi. I volontari sostegono che se ne è andato in auto a riposarsi. I carabinieri confermano che «il padre in effetti non c'era e stiamo indagando», anche se c'è da capire se la sua presenza sarebbe stata utile alla salvezza di Sahladdin.  Congestione o annegamento? L'autopsia disposta per stamani alle 11 dal pm Stefano Pizza chiarirà se il piccolo Sahladdin è morto per aver fatto il bagno dopo il pranzo, se dopo aver perso i sensi in acqua ha ingurgitato acqua o altro ancora.  Intanto il consiglio dell'Arci è sotto choc. Dopo il dramma ha deciso di tener chiusa la piscina. «Da un punto di vista legale siamo tranquilli ma da un punto di vista morale siamo a pezzi», spiegano «Ora aspettiamo solo che le indagini facciano il loro corso». Elisabetta Giorgi ALTRO SERVIZIO A PAGINA 5

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