Italia
Gli inutili tentativi della giovane addetta al salvataggio, lo sgomento del paese che osserva impietrito
Un'intera comunità è sotto choc
Indagini su eventuali responsabilità nella morte del piccolo Sahladi
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GIUNCARICO. Un intero paese in lutto, i volontari Arci che gestiscono la piscina comunale sotto choc. I genitori sconvolti dal dolore all'obitorio che urlano e sbattono la testa al muro. La tragedia di Sahladi - il bambino di 5 anni d'origine marocchina morto ieri a Giuncarico dopo aver fatto il bagno nella piscina comunale - ha sconvolto tutti. Non solo la famiglia marocchina, ma la stessa comunità maremmana che quelle persone ha accolto a Tatti, dove Sahladi abitava con padre, madre e fratelli. Ieri, in questo pomeriggio maledetto trascorso nella piscina affacciata sulle colline di Giuncarico, Sahladi è stato visto galleggiare in acqua privo di sensi, mentre suo padre - dicono i gestori della struttura - dormiva in macchina. La tragedia si è consumata alle 16, nella piscina Il Giunco gestita dai volontari dell'Arci di Giuncarico, che quest'anno l'hanno presa in convenzione col Comune di Gavorrano. Sahladi era arrivato col padre e il fratello a fare il bagno. Proprio il padre gli aveva pagato il biglietto (3 euro), mentre una volontaria ha fornito al piccolo un giubbottino salvagente, che gli è stato legato in vita. Giusto il tempo di scendere in acqua che il bambino - raccontano i volontari - «inizia a galleggiare privo di sensi». Un bagnante dà l'allarme e lo tira fuori insieme alla giovane bagnina, Andreaa Cipriani, 21 anni di Giuncarico, addetta alla vigilanza a bordo piscina e che prova a fargli il primo soccorso (respirazione bocca a bocca e massaggio cardiaco), ma senza risultato. Sul posto si precipita anche un medico del 118 di Follonica, Maria Stefania Luschi, anche lei del paese e che, avvisata per telefono, si unisce ai soccorsi che «sono stati tempestivi», assicurano ancora i volontari. Ma intanto il bambino - prima sottoposto a massaggio manuale e poi intubato - inizia a vomitare senza riprendere i sensi. Sul posto anche Pegaso, due ambulanze (una da Grosseto e una da Follonica), i carabinieri, il soccorso alpino con una jeep. Sulla balaustra della piscina si affacciano - in alto - 300 persone che assistono alla scena impietrite, senza riuscire a spendere una parola sulla tragedia del piccolo «forestiero che parlava arabo». Sahladi viene caricato in ambulanza e trasportato di corsa al Pronto soccorso di Grosseto dove però il suo cuore si ferma verso le 18 per arresto cardiocircolatorio: l'ipotesi è congestione. «Il padre l'ha lasciato solo a fare il bagno», raccontano (un po' sottotono, quasi nascondendosi) i volontari Arci che gestiscono la piscina comunale, alludendo al fatto che proprio il babbo, dopo averlo accompagnato fin lì, se ne è tornato in macchina a dormire, insieme all'altro figlio. «Com'è possibile che l'abbia fatto non si sa, ma è così: il bambino è stato lasciato solo». Il padre, la madre e la sorella non si danno pace. Intanto le indagini sono affidate ai carabinieri, che stanno provando a far luce su eventuali responsabilità degli addetti al salvataggio e sul comportamento del padre. Elisabetta Giorgi ALTRO SERVIZIO A PAG. 3
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