Il Tirreno

Grosseto

Le lapidi pronte e le bevute al bar

<b>CASA </b>Dove viveva Mauro Bianchi con il padre
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CASA Dove viveva Mauro Bianchi con il padre

Mauro e quella vita divisa tra la piazza e l'ospedale

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 PITIGLIANO. Qualche anno fa Mauro Bianchi si era presentato da un artigiano di Pitigliano che costruisce lapidi di marmo e ne aveva ordinate due. Su una aveva fatto mattere il suo nome con la data di nascita e sull'altra aveva chiesto lo stesso per il padre. Questa storia, raccontata oggi al bar della piazza di Pitigliano e a poche ore dall'omicidio, assomiglia ad una lugubre profezia.  «Passava qui le intere giornate - spiegano dietro al bancone - veniva e ordinava quattro bevute in contemporanea: cappuccino, bitter, vino e acqua, come se ti volesse sfidare. Girava con una busta e un foglio sotto il braccio e diceva a tutti che era schizzofrenico, che prendeva la pensione che era seguito dai servizi sociali e che i veri scemi eravamo noi che ogni giorno lavoriamo».  Quando non era la bar, Mauro si rifugiava al tabacchi dietro l'angolo. «Entrava e comprava un foglio e un francobollo - racconta il titolare - poi mi chiedeva se gli prestavo una penna e se poteva sedersi su uno dei tavolini che ho in fondo al locale. A quel punto si metteva a scrivere per un bel po'. Non ho mai capito - prosegue - a chi scrivesse e se dopo averle scritte poi quelle lettere le spediva davvero».  Indosso, anche durante l'inverno, un paio di sandali portati con sotto i calzini. «Qualche problema - prosegue il titolare del tabacchi - era evidente che lo avesse, ma fuori di casa non ha mai avuto comportamenti violenti: strani sì ma mai aggressivi. Girava per il paese, passava dal bar alla panchina e poi a una certa ora lo vedevo passare davanti al negozio e camnminare per la salita che percorreva per arrivare a casa, nella zona nuova. Qualche volta parlava da solo, altre canticchiava».  Ultimamente per qualche giorno era stato a Orbetello a fare alcune visite specialistiche. «Quando aveva dei problemi o delle crisi - spiega chi lo conosce - andava in ospedale, stava qualche giorno e poi tornava e per qualche tempo se la cavava».  Non è escluso che il giudice chieda una perizia psichiatrica sul presunto assassino per appuare se al momento dell'omicido fosse capace di intendere e volere. «Il problema - spiegano - è che questa è una tragedia annuanciata. Lui lo ripetava spesso: vedrai che prima o poi lo sistemo io il mio babbo che rompe le scatole. Ma non è la sola che potrebbe compiersi in paese. Qui ci sono situazioni che ogni giorno rischiano di esplodere. Ieri è toccato a Mauro domani potrebbe succedere una tragedia simile». F.Laz. ALTRO SERVIZIO A PAGINA 2

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