Sicurezza
L'aggressione nell'agriturismo costò la vita all'ex assessore
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CASTEL DEL PIANO. Quando uccise suo padre Giancarlo, dopo l'aggressione della notte tra il 4 e il 5 luglio 2007, «era in uno stato di infermità mentale con totale annullamento della capacità di intendere e di volere». Così scrisse il perito incaricato dal giudice di valutare le condizioni di Simone Rossi, all'epoca trentenne, protagonista di un fatto in molti aspetti simile a quello avvenuto a Pitigliano: massacrò di botte il padre nell'agriturismo di famiglia, alla Dragona di Castel del Piano, vicino Montegiovi. Nessun procedimento penale seguì poi, proprio a causa della diagnosi effettuata dallo psichiatra: «disturbo delirante paranoideo», una sorta di "mania di persecuzione" che nelle settimane precedenti l'omicidio il figlio avrebbe progressivamente maturato nei confronti del padre, fino alla tragica esplosione, l'ultimo scontro. Nel dicembre 2008, nel corso del procedimento, il giudice dell'udienza preliminare riconobbe l'incapacità mentale del giovane imprenditore: non era imputabile. Anche l'epoca della perizia e del giudizio, sussistevano le condizioni di menomazione, tali da rendere inevitabile il ricovero in una struttura adeguata per le cure. Perché Simone vedeva Giancarlo come un padre amatissimo ma anche come una personalità forte, soffocante per lui. Giancarlo aveva già capito da qualche giorno che il figlio era malato. Quella sera tra padre e figlio esplose una lite furibonda nel piazzale dell'agriturismo "La Dragona", costruito da entrambi in tanti anni di sacrifici. Secondo anche quanto riferito dagli atterriti ospiti stranieri, Simone aveva afferrato il padre, aveva tentato di soffocarlo, gli aveva fatto sbattere la testa contro lo spigolo di un muro e quando infine lo aveva visto crollare in terra lo aveva riempiti di calci. Giancarlo Rossi, 64 anni, stimato assessore del Comune di Castel del Piano, morirà un mese dopo, il 29 luglio, in un letto di rianimazione del policlinico delle Scotte di Siena.
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