Il Tirreno

Grosseto

L'sos del mecenate: «Povera cultura in cerca di soldi per sopravvivere»

Elisabetta Giorgi
<b>CAPOLAVORO </b>La Vergine del della Robbia che Luzzetti (in alto) presta ad Arezzo
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CAPOLAVORO La Vergine del della Robbia che Luzzetti (in alto) presta ad Arezzo

Gianfranco Luzzetti: «Sono 12 anni che aspetto una casa per la mia collezione di capolavori»

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 GROSSETO. Ci fu un tempo in cui il mecenatismo privato fece ricca la vita culturale delle città italiane. Oggi, pur esistendo ancora qualche caso di mecenatismo, la cultura soffre e gli spazi languono: «non si investe abbastanza sul turismo culturale che crei indotto e arricchisca la vita sociale di un territorio». Spinge su questo l'antiquario maremmano Gianfranco Luzzetti, 79 anni, che dopo aver ricevuto dal sindaco le chiavi dell'edificio delle Clarisse per realizzare la pinacoteca, sta completando l'inventario dei 125 capolavori che vuol donare a Grosseto nella speranza di veder realizzata quanto prima l'opera.  «Qui bisogna incentivare, non rovinare. E costruire buone cose con grande umiltà. Me lo diceva sempre Montale, di cui ero amico quando abitavo a Milano: "toscanaccio - mi faceva - occhio ai megalomani e agli arroganti e punta sulle cose buone e pulite». La cosa "buona e pulita", per lui, è il suo tesoro che vorrebbe veder accolto nella pinacoteca di Grosseto, sulla quale «devo dire che il sindaco si sta dando da fare - spiega Luzzetti - E mi auguro davvero che sia pronta presto: sono 12 anni che aspetto. Le altre province trovano sempre i soldi per le mostre e per i quadri. Qua invece va a finire che morirò senza veder niente».  Il problema è complesso anche perché, tra una ristrutturazione e l'altra, la spina sul fianco sarà la futura gestione. Servono soldi, tanti. C'è bisogno di trovare finanziatori e tanta voglia di fare per plasmare un nuovo volto culturale per la città. Un grande patrimonio, quello che donerà Luzzetti alla sua terra natale, il cui valore è testimoniato dall'apprezzamento della comunità scientifica: quattro anni fa anche il Louvre si interessò a 45 sue opere del manierismo fiorentino, ma non arrivò neppure a formalizzare una proposta perché l'antiquario le aveva già promesse a Grosseto e tirò dritto per la sua strada. Da allora un crescendo. Nell'ultimo mese tre opere della collezione, sempre di pertinenza del lascito, sono state chieste per l'allestimento di mostre prestigiose. Tre giorni fa, racconta Luzzetti, per conto della Soprintendenza di Arezzo è stata ritirata da Arteria (l'azienda leader nel mercato del trasporto, imballaggio e installazione di opere d'arte) la "Vergine adorante Gesù bambino" di Andrea della Robbia, che appartenente al lascito sarà ospitata da una mostra nel sottochiesa della basilica di San Francesco dal 3 settembre al 9 gennaio 2012. L'opera è assicurata per un milione di euro. Altri due quadri del pittore Giovanni Martinelli ("Sant'Agnese" e "Allegoria della Commedia") sono rientrati nella disponibilità del collezionista dopo un allestimento a Montevarchi e fanno parte a pieno titolo della futura collezione grossetana. «A questo pittore erano stati commissionati nel 1622 dipinti murali sulla facciata interna della chiesa di San Lorenzo, poi distrutta». Ma sono solo alcuni esempi - prosegue Luzzetti - di una lunga serie di prestiti che valorizzano la collezione d'arte che diventerà presto patrimonio pubblico della città di Grosseto. «Ora mi auguro che le procedure per l'acquisizione del lascito si completino quanto prima per permettere di definire le prossime opere che verranno richieste da altre mostre importanti come di "provenienza della pinacoteca civica di Grosseto". Solo così si potrà inaugurare un percorso virtuoso che ponga l'istituenda struttura museale come uno dei centri più vitali e culturalmente attivi della regione Toscana». C'è bisogno di riaprire il dibattito: puntare sulla cultura per far respirare il turismo. E tra i progetti in questione c'è anche la creazione (all'interno della pinacoteca) di un centro studi di approfondimento per l'arte, con 9mila volumi che Luzzetti donerà a Grosseto. «Tutti libri su cui mi sono preparato e che vorrei diventassero materia di studio per giovani e meno giovani, in una biblioteca a servizio del museo».

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