Il dolore
Tribunale. Dieci mesi la pena per un incidente avvenuto due anni fa in via della Pace
Condannato per l'investimento
Aveva urtato sulle strisce un pedone morto un mese più tardi
3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Era stato uno dei purtroppo numerosi investimenti di pedoni sulle strisce pedonali di via della Pace. Ed era stato uno dei purtroppo frequenti casi di morte della persona investita. A poco più di un mese dall'incidente, avvenuto poco prima delle 19 del 24 gennaio 2009, mentre pioveva, Mattia Rizziello, grossetano di 83 anni, era morto (era il 26 febbraio). Per omicidio colposo, è stato adesso processato il conducente dell'auto, una Ford Escort: Redouane Rhallab, cittadino marocchino di 39 anni, è stato condannato con il rito abbreviato condizionato (sconto di un terzo sulla pena) a 10 mesi: pena sospesa, non menzione e patente da sospendere per 1 mese le ulteriori decisioni del giudice Molino. Il magistrato ritiene provata la negligenza dell'automobilista e pienamente sussistente il nesso causale tra l'incidente e la morte, anche se il pensionato soffriva di altre precedenti patologie. A proposito della dinamica, il giudice osserva che vi era un'auto (non rintracciata) che impediva la completa visuale e che Rhallab anziché superarla avrebbe dovuto rallentare se non arrestarsi, specialmente visto che l'asfalto era bagnato a causa della pioggia e che l'illuminazione era scarsa. Non ritiene invece credibile la tesi difensiva secondo la quale Rizziello sarebbe caduto sul cofano della Ford perché sbilanciato dai movimenti dell'altra auto, perché altrimenti il pedone non sarebbe finito a 6-7 metri di distanza dove venne ritrovato dal nipote Roberto Cicaloni (è il titolare dell'edicola vicina, da cui Rizziello era poco prima passato). A proposito del nesso causale «non vi è dubbio - scrive il dotto Molino - che l'urto subito e il mese di allettamento al quale è stato costretto il Rizziello siano stati la causa diretta del suo decesso, avendo di fatto stravolto» l'equilibrio in cui il pensionato si trovava a causa delle sue patologie. Il trauma cranico subito, e che richiese il trasferimento a Siena in quella sera stessa, non ebbe di fatto nessun miglioramento («poco significativo»), a prescindere dalla riabilitazione che pure venne cominciata. Il giudice ritiene valide le conclusioni del dottor Stamile (consulente del pm); la difesa (avvocato Festelli) si era invece avvalsa della perizia del dottor Martini, che aveva escluso il nesso. Nel corso del processo il giudice aveva incaricato il dottor Di Paolo di una perizia medico-legale: questi aveva escluso che nel mese di ricovero le patologie precedenti avessero inciso in modo determinante. Nel corso delle indagini effettuate dai carabinieri, erano stati sentiti l'imputato (che aveva spiegato di aver proceduto a velocità ridottissima) e la moglie mentre all'udienza preliminare era stata raccolta la testimonianza del nipote. Il pm Maria Navarro aveva chiesto 4 mesi. Il giudice ha riconosciuto a Rhallab le attenuanti per l'atteggiamento collaborativo subito dopo l'incidente, per il comportamento processuale e per il risarcimento integrale prima del giudizio. (p.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google