Attenzione
Chi ha rubato loggetto sapeva dove trovare le chiavi dellarmadio
Sparisce il calice dalla chiesa
Fiora Bonelli
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FURTO. Nella frazione di Montegiovi Colpo a Montegiovi in pieno giorno, caccia ai ladri
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CASTEL DEL PIANO. Sparisce un preziosissimo calice d'argento del 1700 dalla chiesa di San Martino di Montegiovi (frazione di Castel del Piano), nella piazza principale del paese. I ladri, però, non hanno avuto paura di essere colti sul fatto e hanno agito in pieno giorno, presumibilmente sapendo dove erano le chiavi utili allo scopo e conoscendo perfettamente cosa dovevano portare via. Un furto non solo con destrezza, dunque, ma anche con conoscenza precisa dell'oggetto, per lo meno a quanto racconta il Parroco Don Giovanni. Ma ecco i fatti. La Chiesa medievale di San Martino è sempre aperta durante il giorno, sorvegliata da quelle persone che abitano o si soffermano in piazza, ma questa volta i ladri sono stati più furbi. Sono entrati dalla porta aperta (non ci sono segni di scasso nel portone ndc), hanno cercato, a sinistra dell'altare le chiavi di un armadio conservate in uno stipite e hanno aperto l'armadio. Al suo interno il Parroco Don Giovanni, coadiuvato da Don Virgilio (che però in questi giorni è assente), tengono i sacri oli e i calici. Il ladro si è impadronito del più prezioso e l'ha portato via, gettando a terra le chiavi. «Giovedì pomeriggio verso le 17, è arrivato in chiesa per celebrare la messa, Don Fabian che sostituisce Don Virgilio - racconta Don Giovanni Zecca -. C'era con lui anche la signora di Montegiovi che dà una mano per tenere in ordine la Chiesa. Sono stati loro a vedere la chiave per terra, a capire che c'era qualcosa di strano e a accorgersi subito dopo che il calice era sparito dall'armadio. La chiesa - afferma Don Giovanni - è sempre aperta, secondo una tradizione collaudata e purtroppo, però è nel mirino dei ladri e sta subendo furti. Gli ultimi due, tanto per citare i più recenti, sono stati quello della tela di Santa Caterina, veneratissima dalla popolazione e mai più ritrovata e poi, nel 2006 vi fu il furto, dal tabernacolo, delle sante particole già consacrate». Questo è l'ennesimo furto in una chiesa centralissima e che i parroci avevamo deciso di tenere sempre aperta, per gli arredi della quale sono stati spesi 2000 euro. Tanto è costato l'armadio in cui si conservava il calice d'argento. «Ma non so più come difendere il patrimonio collettivo, nonostante che i montegiovesi costituiscano un vero presidio dell'edificio. Tutto è stato inutile», conclude sconsolato Don Giovanni Zecca. Mentre i carabinieri hanno raccolto la denuncia e aperto un'indagini per risalire all'autore dell'ennesimo furto sacro sull'Amiata.
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