La manifestazione
Pizzicato con la coca al naso
Federico Lazzotti
Avvocato nei guai, scoperto giro di droga: due in manette
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Un avvocato alla guida della sua auto decappottabile con il naso imperlato di cocaina. Un appartamento in pieno centro dove dalle 18 in poi si poteva entrare e consumare o acquistare droga. Infine un intermediario pizzicato con quasi mille e cinquecento euro frutto - secondo gli inquirenti - del giro di spaccio. È questa la presunta rete di traffico di stupefacenti scoperta dalla sezione narcotici della squadra mobile che ha portato al sequestro di una cinquantina di grammi di droga, tre cellulari, una bilancina elettronica, oltre tremila euro in contanti e all'arresto con l'accusa di spaccio di Massimo Mattioli, 39 anni rappresentate grossetano, e di Fatbardh Gozhita, 32, origini albanesi ma residente a Barbanella.
Nei guai è finito anche uno degli acquirenti, l'avvocato grossetano di 47 anni beccato alla guida della sua auto dopo aver fatto uso di cocaina: segnalato alla Prefettura e denunciato per guida sotto l'effetto di droghe. L'inchiesta della polizia, e diretta dal pubblico ministero Alessandro Leopizzi, è iniziata poco dopo Ferragosto quando gli investigatori, grazie a una segnalazione, sono stati informati di uno strano via vai di persone in uno stabile di via Pietro Micca. «Dalle 18 in poi - hanno raccontato alcuni testimoni - c'è gente che sale e scende». Gli agenti della narcotici per una settimana hanno monitorato la situazione. «Ogni giorno si presentavano uno decina di clienti». Il blitz è avvenuto lunedì pomeriggio quando dal palazzo di via Pietro Micca gli agenti hanno visto uscire l'avvocato quarantasetteenne.
L'uomo è stato fermato poco dopo essere salito sulla sua auto. «Su una narice - raccontano gli investigatori - aveva ancora tracce di cocaina». L'uomo dopo aver cercato di negare, avrebbe ammesso di aver fatto uso di droga ma dalla perquisizione non è venuta fuori nessuna traccia di polvere bianca. «Molti clienti - è la spiegazione degli investigatori - la assumevano direttamente nell'appartamento». È sul tavolo del salotto dell'abitazione di Massimo Mattioli che gli agenti hanno trovato un vassoio scuro sul quale erano appoggiati una cinquantina di grammi di cocaina, un bilancina elettronica, oltre duemila euro in contanti divisi in pezzi di piccolo taglio e due telefoni. È da questi che è partita la seconda parte dell'indagine per cercare di risalire - parola di inquirenti - al livello superiore dell'organizzazione. Merito del sistema usato da Mattioli nel dividere la vita privata dal lavoro su due cellulari diversi.
È scandagliando il "telefono aziendale" che gli agenti sono risaliti al presunto fornitore del trentoveenne. Due giorni di pedinamenti, poi mercoledì il fermo e la perquisizione a casa di Fatbardh Gozhita. Nell'abitazione niente droga ma soldi in contanti difficili da giustificare per un disoccupato con il permesso di soggiorno scaduto. Ieri entrambi sono comparsi davanti al giudice: Mattioli è stato scarcerato perché incensurato, Gozhita invece dovrà restare dietro le sbarre.
Nei guai è finito anche uno degli acquirenti, l'avvocato grossetano di 47 anni beccato alla guida della sua auto dopo aver fatto uso di cocaina: segnalato alla Prefettura e denunciato per guida sotto l'effetto di droghe. L'inchiesta della polizia, e diretta dal pubblico ministero Alessandro Leopizzi, è iniziata poco dopo Ferragosto quando gli investigatori, grazie a una segnalazione, sono stati informati di uno strano via vai di persone in uno stabile di via Pietro Micca. «Dalle 18 in poi - hanno raccontato alcuni testimoni - c'è gente che sale e scende». Gli agenti della narcotici per una settimana hanno monitorato la situazione. «Ogni giorno si presentavano uno decina di clienti». Il blitz è avvenuto lunedì pomeriggio quando dal palazzo di via Pietro Micca gli agenti hanno visto uscire l'avvocato quarantasetteenne.
L'uomo è stato fermato poco dopo essere salito sulla sua auto. «Su una narice - raccontano gli investigatori - aveva ancora tracce di cocaina». L'uomo dopo aver cercato di negare, avrebbe ammesso di aver fatto uso di droga ma dalla perquisizione non è venuta fuori nessuna traccia di polvere bianca. «Molti clienti - è la spiegazione degli investigatori - la assumevano direttamente nell'appartamento». È sul tavolo del salotto dell'abitazione di Massimo Mattioli che gli agenti hanno trovato un vassoio scuro sul quale erano appoggiati una cinquantina di grammi di cocaina, un bilancina elettronica, oltre duemila euro in contanti divisi in pezzi di piccolo taglio e due telefoni. È da questi che è partita la seconda parte dell'indagine per cercare di risalire - parola di inquirenti - al livello superiore dell'organizzazione. Merito del sistema usato da Mattioli nel dividere la vita privata dal lavoro su due cellulari diversi.
È scandagliando il "telefono aziendale" che gli agenti sono risaliti al presunto fornitore del trentoveenne. Due giorni di pedinamenti, poi mercoledì il fermo e la perquisizione a casa di Fatbardh Gozhita. Nell'abitazione niente droga ma soldi in contanti difficili da giustificare per un disoccupato con il permesso di soggiorno scaduto. Ieri entrambi sono comparsi davanti al giudice: Mattioli è stato scarcerato perché incensurato, Gozhita invece dovrà restare dietro le sbarre.
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