Attenzione
A Capalbio la guerra del pranzo in strada
Claudio Bellumori
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IL PRANZO. Malumori per lappuntamento Botta e risposta tra vicini per l'appuntamento di Ferragosto
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CAPALBIO. Sparecchiare la tavola è l'atto finale - si spera - di una bella mangiata. Altro conto è passare per il guastafeste che ha impedito una ricorrenza culinaria ormai di casa nella Piccola Atene. E così il capalbiese Luca Fè ha deciso di fare chiarezza sull'episodio avvenuto a Ferragosto. In via Lazzerini, la strada che attraversa il piccolo borgo medioevale di Capalbio si è svolto il consueto pranzo di strada organizzato dalle signore della via. Qualcuno che era a tavola però ha raccontato che l'appuntamento non si è potuto allestire perché un residente ha protestato il giorno prima, chiedendo di lasciare libero un ampio spazio di passaggio - per sé e per i suoi cani - davanti al portone. La replica non è tardata ad arrivare: «Nessuno vuole interrompere alcuna tradizione - dice Luca Fè - ma chi non vive sempre nel borgo non può pretendere che un paese venga stravolto dalle loro abitudini vacanziere. Non si possono parcheggiare i motocicli a ridosso dei muri, l'operatore ecologico dovrebbe essere meno rumoroso, durante i mondiali del 2006 qualcuno avrebbe gradito che fosse oscurato il segnale per mantenere la giusta quiete, ma sono ammessi gli aperitivi in strada, le chiacchiere fino a notte fonda sotto alle finestre, o i pranzi». Una difesa della "capalbiesità" che ha spinto Fè a chiarire un concetto: «Non era una protesta neanche la lettera indirizzata alla mia dirimpettaia dove chiedevo gentilmente che fosse spostato il tavolo per concedermi l'ingresso a casa e non che non si svolgesse la tavolata. Ma la signora - dice - ha pensato bene di tenersi stretta la missiva, andando a raccontarne i contenuti e arricchendola di una manciata di fantasia, come ad esempio che avrei preteso un ampio spazio di passaggio».
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