Il Tirreno

Grosseto

Lettere minatorie, caccia a due autori

Paola Villani
Lettere minatorie, caccia a due autori

Al centro di entrambe la questione villaggi. Ma una accusa la proprietà, l'altra i gestori

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Il movente sarebbe sempre lo stesso, la questione villaggi, ma le mani che hanno inviato le due lettere di minacce al sindaco e al funzionario del Comune potrebbero essere diverse. È questa la tesi su cui stanno lavorando i carabinieri che indagano sulle ultime due lettere minatorie ricevute a distanza di poche ore dal sindaco Eleonora Baldi prima e dal responsabile comunale dell'uffico del terrtorio Domenico Milone.  Non è escluso che a scatare la rabbia dei mittenti sia stata la sentenza della settimana scorsa nella quale il tribunale di Grosseto dà ragione alla proprietà del Veliero nel contenzioso contro la società che gestisce la struttura.

Partendo da questa ipotesi diventa più facile capire anche il contunuto della lettera arrivata lunedì nella casa grosettana del funzionario comunale: una pagina scritta al computer nella quale si consiglia a Melone di tirare fuori le carte per dimostrare la bontà dei documenti presentati dai gestori. Inoltre - nella stessa lettera su cui stanno lavorando i Ris a caccia di impronte - si farebbe riferimento al comportamento scorretto da parte dei proprietari pronti a pagare pur di riuscire a tornare in possesso della struttura.  Gli inquirenti, nonostante questo, non escludono nessuna pista ma quella che la missiva del sindaco sia attribuibile più al fronte della proprietà mentre l'altra del funzionario alla parte gestionale appare l'ipotesi più accredita. 

Minacce, pallottole e veleni ecco qual è il clima di Follonica: l'aria irrespirabile dovuta alla calura estiva diventa la metafora di una situazione politica complessa e delicata. Quelle parole non hanno però fermato i destinatari nel compiere le loro mansioni, il sindaco e il dirigente non hanno abbandonato il fortino, ieri mattina entrambi erano nei loro uffici. Melone non vuole rilasciare nessun tipo di dichiarazione, la vicenda è in mano agli inquirenti e non vuole dire nulla. «Saranno loro ora ad indagare», spiega. Il sindaco dice di non aver paura e di procedere regolarmente nel suo lavoro e di mantenere la linea seguita fino ad adesso.  Sulla missiva arrivata al dirigente tutti tacciono: unica cosa filtrata è che le intimidazioni sono meno gravi rispetto a quelle destinate al primo cittadino e che si specifica che sono dovute alla vicenda del Veliero. 

Su quella struttura pendono ancora delle questioni ad oggi al vaglio dei tribunali, prima tra tutte quella riguardante l'immissione nei beni del Comune dell'intero bene a causa di illeciti cartolari. Intanto ieri altre frasi sono state inviate al dirigente: «Egregio architetto Domenico Melone esprimiamo la nostra piena e sentita solidarietà per il riprovevole atto intimidatorio da lei subito. Nel condannare l'accaduto, vogliamo ribadire ancora una volta la nostra convinzione che attraverso la legalità e la dialettica si risolvono le controversie. Vorremmo anche che si considerasse che atti del genere oltre a tutto possono solo nuocere al confronto».

Il mittente è la cooperativa proprietaria del Veliero, che in questo modo pare chiamarsi fuori dall'intera vicenda.  Sin dal sorgere di quei villaggi non sono mancati i grattacapi dall'una e dall'altra parte, le persone che sono state coinvolte comunque hanno avuto il loro bel daffare. Tutti in città attendono la sentenza sul merito che arriverà a novembre, dove finalmente si capirà chi tra le due parti ha ragione se il Comune o la proprietà, e forse dopo anni e anni la vicenda troverà una fine. Come le lettere minatorie.

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