Il dolore
Messa ko dalla crisi del settore, era l’unica concessionaria della casa torinese
La città resta senza la Fiat
Francesca Gori
Chelli&Tintori in liquidazione: 37 dipendenti a casa
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GROSSETO. La concessioniaria Chelli&Tintori sull'Aurelia Nord non è chiusa per ferie. Il cancello sbarrato racconta dell'ennesimo autosalone che ha chiuso i battenti, mandando a casa 37 dipendenti. Grosseto, così, ha perso l'unico rivenditore Fiat della città. Andrea Chelli e Piero Tintori, i due soci dell'azienda, si sono dovuti arrendere al vento di crisi che ha portato via loro guadagni e lavoro.
Dal 4 agosto la società è in liquidazione e probabilmente sarà rilevata da un'altra concessionaria Fiat della provincia. Perché così vuole la casa madre torinese. Eppure,quei due cognomi grossetani da quasi cinquant'anni facevano il paio con lo stemma della casata Agnelli. Fondata nel 1962, la sede storica fu aperta in via Orcagna. Qualche tempo fa il trasferimento in via Aurelia Nord, doe campeggiava la grande insegna bianca e blu. Prima concessionaria Lancia e Fiat, poi due nomi legati indissolubilmente al marchio torinese. Chi voleva un'utilitaria si rivolgeva a loro.
Lo stesso faceva chi aveva qualche soldo in più da spendere e puntava una berlina italiana. I numeri del settore, però parlano da soli. E raccontano che le concessionarie sono destinate a restare sempre meno. Sei anni fa, in Italia, erano 8mila 900. Il prossimo anno, forse ne sopravviveranno soltanto duemila. Alla Chelli & Tintori non è successo niente di verso da quello che è capitato a migliaia di altri concessionari. Un'azienda solida, quella di via Aurelia Nord, con 37 dipendenti e due imprenditori che il loro mestiere lo sapevano fare.
«I due soci sono vittima di un sistema che deve essere cambiato - dice Mario Salvestroni, presidente degli industriali e proprietario della Silverstar, concessionaria Mercedes - Un sistema che ha messo in crisi migliaia di aziende in Italia e che anche a Grosseto ha fatto chiudere i battenti a tantissimi imprenditori seri. Ormai siamo diventati esattori dello Stato che per fare questo ci rimettiamo del nostro». Un lavoro difficile, quello di chi vende automobili. Soprattutto a Grosseto. Ci sono concessionarie che tirano avanti con pochi dipendenti e chiudono.
Ma quando il cancello non si riapre, se ne accorgono in pochi. Poi ci sono società come la Chelli&Tintori, che di dipendenti ne avevano 37. «Tutti operatori del settore commercio - aggiunge Salvestroni - che devono faticare non poco per accedere agli ammortizzatori sociali. Sono poco tutelati rispetto ai dipendenti dell'industria». La cassa integrazione, per loro, scatta con ritardi di mesi. E lo stipendio rischia appunto di diventare un miraggio.
Dal 4 agosto la società è in liquidazione e probabilmente sarà rilevata da un'altra concessionaria Fiat della provincia. Perché così vuole la casa madre torinese. Eppure,quei due cognomi grossetani da quasi cinquant'anni facevano il paio con lo stemma della casata Agnelli. Fondata nel 1962, la sede storica fu aperta in via Orcagna. Qualche tempo fa il trasferimento in via Aurelia Nord, doe campeggiava la grande insegna bianca e blu. Prima concessionaria Lancia e Fiat, poi due nomi legati indissolubilmente al marchio torinese. Chi voleva un'utilitaria si rivolgeva a loro.
Lo stesso faceva chi aveva qualche soldo in più da spendere e puntava una berlina italiana. I numeri del settore, però parlano da soli. E raccontano che le concessionarie sono destinate a restare sempre meno. Sei anni fa, in Italia, erano 8mila 900. Il prossimo anno, forse ne sopravviveranno soltanto duemila. Alla Chelli & Tintori non è successo niente di verso da quello che è capitato a migliaia di altri concessionari. Un'azienda solida, quella di via Aurelia Nord, con 37 dipendenti e due imprenditori che il loro mestiere lo sapevano fare.
«I due soci sono vittima di un sistema che deve essere cambiato - dice Mario Salvestroni, presidente degli industriali e proprietario della Silverstar, concessionaria Mercedes - Un sistema che ha messo in crisi migliaia di aziende in Italia e che anche a Grosseto ha fatto chiudere i battenti a tantissimi imprenditori seri. Ormai siamo diventati esattori dello Stato che per fare questo ci rimettiamo del nostro». Un lavoro difficile, quello di chi vende automobili. Soprattutto a Grosseto. Ci sono concessionarie che tirano avanti con pochi dipendenti e chiudono.
Ma quando il cancello non si riapre, se ne accorgono in pochi. Poi ci sono società come la Chelli&Tintori, che di dipendenti ne avevano 37. «Tutti operatori del settore commercio - aggiunge Salvestroni - che devono faticare non poco per accedere agli ammortizzatori sociali. Sono poco tutelati rispetto ai dipendenti dell'industria». La cassa integrazione, per loro, scatta con ritardi di mesi. E lo stipendio rischia appunto di diventare un miraggio.
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