Il Tirreno

Grosseto

Piccioni vivi gettati tra i rifiuti

Pulizia "sbrigativa" nei locali dell'ex Libreria Popolare

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 GROSSETO. La guerra ai piccioni hanno provato a farla da soli, in barba a tutte le regole. Nessuno sparo. Ma sacchi neri della spazzatura pieni di calcinacci e sporcizia, dove sono stati buttati nidi e volatili nati da pochi giorni. Una soluzione che non è piaciuta a una commerciante di piazza del Sale che ha salvato quattro piccioni e li ha portati a casa sua.  Mentre le istituzioni stanno cercando una soluzione per contenere il proliferare dei colombi che imbrattano la città, gli operai di un'impresa di pulizie che due giorni fa hanno mandato su tutte le furie la dirimpettaia del negozio dove stavano facendo i lavori. Sotto il tetto di quell'edificio che ha accolto fino a poco tempo fa la libreria Popolare, di nidi ce n'erano più d'uno. «Abbiamo visto gli operai prendere i piccoli volatili e i nidi e gettarli nel sacco nero, insieme all'altra spazzatura. Se non li avessimo liberati, sarebbero morti asfissiati». La commerciante di piazza del Sale, ai dipendenti della ditta di pulizie si è presentata con nome e cognome. A noi chiede di non pubblicarlo. «Lo sanno tutti - dice - e tutti hanno comunque qualcosa da ridire solo perchè vogliamo bene agli animali. Quei due piccioni non volavano nemmeno, abbiamo dovuto dar loro da mangiare con il biberon». Ora sono in una scatola, sul terrazzo di casa della donna, riparati dal sole da un telo. «Appena potranno volare via lo faranno da soli - aggiunge - non vedo perché dovevamo lasciarli morire in quel modo.  Le istituzioni, dal canto loro, un piano di azioni e interventi, della durata di due anni per il controllo della popolazione di piccioni lo hanno messo in campo grazie al protocollo d'intesa sottoscritto all'inizio del mese dal Comune, la Provincia e l'Asl 9, con il quale vengono concordati interventi integrati per contenere il numero dei colombi urbani domestici. Con l'obiettivo finale di tutelare l'igiene e il decoro urbano, prevenire potenziali rischi per la salute dei cittadini, evitare danni al patrimonio artistico ed architettonico, nonché evitare l'ibridazione delle sottospecie selvatiche residue con la quella urbana domestica.  I metodi possono essere i più diversi. «Ma da nessuna parte si legge che per risolvere il problema - dice Marlena Giacolini, presidente dell'Enpa - si debbano chiudere gli uccelli nei sacchi neri e lasciarli morire soffocati. Questi sono metodi incivili, da Terzo mondo, che combatteremo con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione».  La commerciante del centro che ha salvato i piccioni, quello che può fare per gli animali che ono in centro, lo fa. «Qui ormai le critiche nei nostri confronti non le risparmia nessuno - dice - solo perché al mattino buttiamo un po' d'acqua in quelle lastre del pavimento che si avvallano un pochino. Ecco, si formano delle pozzanghere piccolissime dove i piccioni bevono e dove si bagnano le zampette».  Eppure, in città, i piccioni sono mal digeriti da tanti. «Sì, ma ci sono gesti che non possono essere ammessi - ragiona Giacolini - e questo ne è un esempio. I piccioni sono i piccioni, si sa. Possono portare a problemi di natura igienico-sanitaria e vanno contenuti. Io non faccio interventi per avere facili consensi, non sono un'animalista integralista. Ma nessuno può permettersi di prendere degli uccelli e fare così».

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