Vita da ex assessore Un lavoro precario e tanto tempo libero
Francesca Gori
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EX. Simone Ferretti era in giunta fino alle elezioni3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Lui, sulla poltrona da assessore non siede più per scelta. Non si è ricandidato alle passate elezioni ed è tornato ad essere, dopo cinque anni di governo, uno dei tanti precari d'Italia. A 34 anni, Simone Ferretti è già un ex. Non della politica, ci mancherebbe: la militanza e l'impegno in Rifondazione restano. Quello che non ha più è lo status di amministratore. Perché anche se eletto con Rifondazione, anche se in ciabatte e calzoni larghi, anche se con una t-shirt addosso, senza camicia e cravatta, Ferretti ha rappresentato l'amministrazione e agli occhi di tanti grossetani era "uno che contava". «Poi però torni alla vita normale, a quella che facevi prima - spiega - a fare i conti con te stesso e a ricalibrare il tempo».
Il tempo, soprattutto. Quello che non hai, quando fai l'assessore, quello invece che ti avanza quando torni sui libri o fai mestieri da precario. Simone Ferretti a 28 anni è stato chiamato in giunta dal sindaco Bonifazi. Le deleghe erano quello più adatte alle sue inclinazioni: politiche giovanili, cooperazione. E 2.100 euro al mese di stipendio, il 30% del quale versato al partito. «Era uno stipendio più che onorevole - dice Ferretti - che mi permetteva di fare una vita dignitosa. E soprattutto quei soldi ti davano la misura dell'impegno che avevi preso con i cittadini. Fare l'assessore vuol dire lavorare per gli altri, essere al servizio della città. Ora, da ex, questa sensazione mi è comunque rimasta». Ma da ex assessore Simone Ferretti è tornato ad essere quello che era prima di entrare in giunta. «Lavoro part time per il partito - dice - collaboro con un'azienda che realizza software per gli enti, ogni tanto mi do da fare con qualche banchino di libri per arrotondare. La gente ti guarda strano, come se fosse inconcepibile che una persona, dopo essere stato assessore possa poi riciclarsi in questo modo». E poi c'è l'università, rimasta ferma a dieci anni fa. La politica ha strappato Ferretti dai libri: sul libretto dell'indirizzo Sociale di scienze politiche mancano ancora quattro esami. «Uno lo farò tra un paio di giorni - dice - l'ultimo l'ho sostenuto dieci anni fa. È passato tanto tempo, ma ho deciso di rimettermi anche a studiare». Ex come Ferretti, passato dalla giunta al precariato e ai libri dell'università, a Grosseto non ce ne sono altri. Ma a differenza di chi è tornato al proprio lavoro, Simone Ferretti ragiona in prospettiva. «Tra dieci anni spero di avere un lavoro che soddisfi le mie aspettative - dice - che non sono quelle di carriera ma di struttura. E soprattutto le mie inclinazioni. Un lavoro che abbia a che fare con il sociale e che serva alla comunità. La politica continuerà ad accompagnare questo percorso». L'umiltà al primo posto, ma anche le maniche rimboccate per mantenere l'indipendenza raggiunta. La casta e le sue prebende sono quanto di più lontano ci siano dall'ex assessore di Rifondazione. «Il fatto è che ti rendi conto che quando si parla di politica e di posti - dice - l'idea della casta spunta sempre fuori.
Bisogna invertire certi stili di vita. La politica non deve essere spartizione di poltrone e potere, ma deve essere soltanto un modo per far crescere una comunità». I tagli, quindi, sono ben accetti. E lui che c'è passato, un consiglio a chi rischia di perdere quella poltrona conquistata grazie alla Finanziaria lo dà: «Bisogna fare tesoro di quello che abbiamo sperimentato durante la legislatura - dice - e poi metterlo in pratica durante la vita quotidiana. Questo è quello che resta dopo un'esperienza in giunta. Restano strumenti per vivere la propria vita in maniera differente».
Il tempo, soprattutto. Quello che non hai, quando fai l'assessore, quello invece che ti avanza quando torni sui libri o fai mestieri da precario. Simone Ferretti a 28 anni è stato chiamato in giunta dal sindaco Bonifazi. Le deleghe erano quello più adatte alle sue inclinazioni: politiche giovanili, cooperazione. E 2.100 euro al mese di stipendio, il 30% del quale versato al partito. «Era uno stipendio più che onorevole - dice Ferretti - che mi permetteva di fare una vita dignitosa. E soprattutto quei soldi ti davano la misura dell'impegno che avevi preso con i cittadini. Fare l'assessore vuol dire lavorare per gli altri, essere al servizio della città. Ora, da ex, questa sensazione mi è comunque rimasta». Ma da ex assessore Simone Ferretti è tornato ad essere quello che era prima di entrare in giunta. «Lavoro part time per il partito - dice - collaboro con un'azienda che realizza software per gli enti, ogni tanto mi do da fare con qualche banchino di libri per arrotondare. La gente ti guarda strano, come se fosse inconcepibile che una persona, dopo essere stato assessore possa poi riciclarsi in questo modo». E poi c'è l'università, rimasta ferma a dieci anni fa. La politica ha strappato Ferretti dai libri: sul libretto dell'indirizzo Sociale di scienze politiche mancano ancora quattro esami. «Uno lo farò tra un paio di giorni - dice - l'ultimo l'ho sostenuto dieci anni fa. È passato tanto tempo, ma ho deciso di rimettermi anche a studiare». Ex come Ferretti, passato dalla giunta al precariato e ai libri dell'università, a Grosseto non ce ne sono altri. Ma a differenza di chi è tornato al proprio lavoro, Simone Ferretti ragiona in prospettiva. «Tra dieci anni spero di avere un lavoro che soddisfi le mie aspettative - dice - che non sono quelle di carriera ma di struttura. E soprattutto le mie inclinazioni. Un lavoro che abbia a che fare con il sociale e che serva alla comunità. La politica continuerà ad accompagnare questo percorso». L'umiltà al primo posto, ma anche le maniche rimboccate per mantenere l'indipendenza raggiunta. La casta e le sue prebende sono quanto di più lontano ci siano dall'ex assessore di Rifondazione. «Il fatto è che ti rendi conto che quando si parla di politica e di posti - dice - l'idea della casta spunta sempre fuori.
Bisogna invertire certi stili di vita. La politica non deve essere spartizione di poltrone e potere, ma deve essere soltanto un modo per far crescere una comunità». I tagli, quindi, sono ben accetti. E lui che c'è passato, un consiglio a chi rischia di perdere quella poltrona conquistata grazie alla Finanziaria lo dà: «Bisogna fare tesoro di quello che abbiamo sperimentato durante la legislatura - dice - e poi metterlo in pratica durante la vita quotidiana. Questo è quello che resta dopo un'esperienza in giunta. Restano strumenti per vivere la propria vita in maniera differente».
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