Finanza
Picchiata e costretta a rapporti sessuali
Condannato il convivente: 4 anni anche per sequestro di persona
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SCARLINO. Segregata in casa dal convivente geloso, che le avrebbe impedito anche di andare in farmacia ad acquistare medicinali e men che mai di uscire in gonna o pantaloncini; picchiata; costretta a rapporti sessuali; a farsi tagliare i capelli. Quindici mesi di inferno, fino al settembre 2009 («non avevo mai denunciato nulla prima, avevo paura di lui»), quando la figlia quindicenne della donna e il marito separato si erano rivolti ai carabinieri implorandoli di fare qualcosa per lei. Il convivente, oggi 26enne (la donna ne ha dieci in più), era stato arrestato: aveva negato tutto, ma avrebbe anche fatto pressioni dal carcere perché lei ritrattasse le dichiarazioni rese ai carabinieri. Adesso il giovane è stato riconosciuto colpevole di sei dei 7 capi di imputazione che il pm Coniglio gli aveva contestato ed è stato condannato a 4 anni e 2 mesi. Il giudice Montesarchio, che l'ha processato all'udienza preliminare con il rito abbreviato, lo ha condannato a pagare le spese di custodia in carcere e lo ha anche dichiarato interdetto dai pubblici uffici per 5 anni e dagli uffici di curatela e tutela in perpetuo. Il difensore D'Angelo ha già presentato appello. Il giovane è stato assolto (il fatto non sussiste) dall'accusa di aver minacciato la convivente per costringerla a nascondere addosso la droga che l'uomo avrebbe acquistato a Secondigliano e smerciato a Follonica (la donna ha patteggiato). Ma è stato condannato per le 4 capsule di eroina trovate nel frigorifero di casa (indicate dalla stessa donna che, spaventata, aveva fatto entrare i carabinieri, dopo aver messo al corrente due giorni prima la figlia) e per la cessione di due dosi. Condannato soprattutto per i ripetuti episodi di violenza sessuale di ogni genere, cui avrebbe costretto la donna tra l'aprile e il settembre 2009. Ma anche per sequestro di persona; per lesioni personali (15 giorni di prognosi per i calci, pugni e schiaffi); per il rifiuto di farsi fotosegnalare dai carabinieri il giorno dell'arresto. Il giudice non crede alla tesi difensiva secondo la quale la donna si sarebbe inventata tutto («nessun complotto»). Crede invece alla donna e ai suoi familiari. Rileva invece attraverso le intercettazioni ambientali in carcere la volontà del giovane di indurre i propri familiari a far ritrattare la convivente; operazione riuscita. La donna aveva riferito che la sera prima dell'intervento dei carabinieri, avvenuto il 9 settembre 2009, era stata picchiata alla schiena e che il giovane le avrebbe anche puntato un coltello da cucina minacciandola: «Ti apro come un maiale». (p.s.)
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