Il Tirreno

Grosseto

LO SCIOPERO DEI PAPARAZZI

Sagra della Polpetta... avvelenata: Enzo Russo risponde

Sagra della Polpetta... avvelenata: Enzo Russo risponde

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CAPALBIO. «Per quest'estate non vedremo immagini del costumino aderente di Francesco Rutelli, né di quello a pantaloncino di Franco Bassanini. All'Ultima Spiaggia di Capalbio, ritrovo dell'intellighenzia di sinistra, i fotografi non vanno più. Un po' perché sono ormai scontati i personaggi da riprendere, un po' perché i paparazzi sono stanchi di essere maltrattati dagli habitué dello stabilimento». Questa è la notizia apparsa il 7 agosto su un quotidiano nazionale. Ed è da qui che Enzo Russo, paparazzo storico della Costa d'Argento, prende spunto per intervenire nella querelle balneare: quella che Il Tirreno ha definito - con l'approccio giocoso dovuto a un argomento del genere - "sciopero dei paparazzi". Un paio di settimane dopo quell'articolo, e non ricevendo più da mesi le consuete foto di "celebrities" dall'Ultima Spiaggia, il Tirreno ha voluto capire perché.  Si è così scoperto che a fine giugno una festa, ribattezzata Sagra della Polpetta, organizzata allo stabilimento capalbiese con l'annunciata presenza di vip, aveva scatenato un incidente diplomatico. Immagini della serata vendute in esclusiva a Vanity Fair e accesso negato ai fotografi della concorrenza. I quali se ne sono avuti a male e avrebbero deciso, almeno per quest'estate, di "ignorare" l'Ultima Spiaggia e i suoi ospiti. La circostanza fu confermata da uno dei titolari del bagno, Adalberto Sabatini, che tenne però a precisare come il «divieto d'accesso» fu imposto non dai titolari, bensì dagli organizzatori (un soggetto esterno). La faccenda sembrava chiusa e destinata a sbollire. Senonché dall'Ultima Spiaggia, e sempre attraverso il Tirreno, il giorno dopo hanno voluto sottolineare come - a loro dire - il problema non è con la categoria dei paparazzi, ma con uno solo di loro, protagonista dell'episodio di giugno. Il riferimento (benché il nome non fosse citato) era proprio a Enzo Russo, il quale ora replica.  «A distanza di alcuni mesi dai fatti vengo tirato in ballo dentro una faccenda che avrei preferito non commentare. Ma siccome è chiaro che mi si accusa di aver parlato al plurale maiestatico, trasformando il mio caso personale in un caso collettivo, mi limito a ricordare che esistono altri colleghi fotografi - di Roma e di Firenze - che non vanno più all'Ultima Spiaggia perché ritengono forse che i politici non vanno più di moda, o magari che il gioco non vale la candela. Basta sentirli e confermeranno. Se il cronista che ha scritto l'articolo del 7 agosto, e quelli che in seguito hanno approfondito, hanno ritenuto di definire tutto questo uno "sciopero", beh, questa è una scelta loro. Di sicuro quel che è accaduto la sera della "Sagra della Polpetta" tra me e i gestori è un fatto del tutto personale, e non sono certo io che ho il potere di proclamare uno sciopero della categoria: mica sono uno dei segretari nazionali o regionali dei paparazzi. Quella sera Adalberto Sabatini cercò di intervenire verso l'organizzatrice per consentirmi alcuni scatti, ma altri gestori mi dissero che dovevo andare via perché tutto era venduto in esclusiva a Vanity Fair. Io me ne andai e quando dalle redazioni mi fu chiesto perché non inviavo le foto annunciate, spiegai cos'era accaduto. In ogni caso ribadisco: io non posso imporre un bel niente ai colleghi, ognuno fa le proprie scelte su dove andare a scattare. Anche se, confesso, mi lusinga l'idea che mi si attribuisca tutto questo potere. Se dall'Ultima Spiaggia tengono a dire di trovarsi benissimo anche senza me e gli altri paparazzi, anch'io voglio sottolineare come mi trovi benissimo a lavorare altrove. Per esempio a Macchiatonda, la più antica spiaggia di Capalbio».

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