Il dolore
Tanti aspetti tecnici ancora tutti da chiarire
L'opera è un patrimonio enorme: servono spiegazioni precise
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MASSA MARITTIMA. L'Albero della Fecondità è considerato un pezzo unico nella storia pittorica del medioevo italiano. Un affresco risalente al 1265, meta di esperti, appassionati o anche semplici turisti. Insomma, un patrimonio non solo di Massa Marittima, ma dell'arte italiana. I lavori di restauro infatti, com'è chiaro, sono stati commissionati ed eseguiti affinché l'opera non venisse minimamente intaccata nella sua unicità dai vari fattori chimici che potevano arrecarle danno. La particolarità dell'Albero, come si capisce nell'opuscolo diffuso dal Comune e dalla Soprintendenza a inizio lavori, sta proprio nei suoi dettagli. «Quell'albero, quei frutti e quelle donne erano lì per essere visti e per ricordare dei temi fondamentali della vita umana», scrive sull'opuscolo un esperto del calibro di Pietro Clemente. Da questo arriva tanto interesse verso la sparizione di quei particolari durante il restauro. Ma in cosa consistevano i lavori? In primo luogo, nella salvaguardia dell'opera, unita a un intervento su un intercapedine impregnata di acqua che stava proprio dietro al muro su cui è dipinta. È occorso del tempo per fare questa operazione, durante la quale il dipinto stava dietro a impacchi neutri. Da capire però per quanto tempo effettivo sia stato nascosto lì dietro, perché un lungo contatto con questi materiali potrebbe averlo danneggiato. Allo stesso modo, da capire se i lavori sono stati costantemente monitorati, come da prassi durante un restauro, documentati con foto e relazioni, sia prima che durante l'intervento. Infine, messa in sicurezza la superficie, anche i restauratori sono intervenuti sull'affresco. Ma come? A.F.
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