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Frutto osé castrato La Soprintendenza «Niente di grave»

Alfredo Faetti
Frutto osé castrato La Soprintendenza «Niente di grave»

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 MASSA MARITTIMA. «Nell'albero compaiono un gran numero di "baccelli", che risultano sufficienti a lasciar intendere l'aspetto originale della lacunosa "sacca"». Parola di Mario Scalini, soprintendente di Siena. È il commento sulla vicenda dell'Albero della Fecondità di Massa Marittima, in cui il funzionario difende l'operato dei lavori del restauro.  Scalini, non appena rientrato dalle ferie estive, si è trovato una bella gatta da pelare sulla scrivania, resa ancor più spinosa dalla visibilità che questa vicenda ha preso a livello nazionale. Le foto dell'Albero della Fecondità e della "castrazione" di uno dei suoi frutti fallici infatti hanno iniziato a rimbalzare sui siti web delle maggiori testate giornalistiche. Questo però non sembra aver scomposto il funzionario della Soprintendenza, che ora «ritiene utile informare la pubblica opinione di alcuni fatti emersi durante il recente restauro attentamente seguito come supervisione di Alessandro Bagnoli (anche lui funzionario della Soprintendenza, ndc), con la consulenza dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze».  Scalini difende con sicurezza i lavori di restauro, affidati alla Arc Restauri di Giuseppe e Massimo Gavazzi, «la ditta incaricata del restauro dal Comune e della quale la Soprintendenza ha accertato l'alta professionalità». Un restauro che si è reso necessario, spiega, per «la precarietà della situazione», dovuta a «infiltrazioni d'acqua», e che ha comportato «complessi lavori di risanamento dell'architettura e ha fatto constatare la necessità di costante manutenzione».  Insomma, un lavoro «indispensabile per il fissaggio delle parti pittoriche e per l'asportazione dei sali e calcari, che comunque tendono a riformarsi». In questo senso, Scalini dice che «tale operazione non può in alcun modo, per la tecnica impiegata, aver radicalmente modificato parti originali dell'opera». Nessun danno durante i lavori quindi, assicura il soprintendente. «Nel caso si è sacrificato un "rinforzo" non originale del precedente restauro integrativo». Da specificare però che dal 1999, ovvero da quando l'affresco è stato portato alla luce, i lavori di restauro appena conclusi sono stati gli unici commissionati dal Comune. La nota di Scalini fa riferimento al restauro 2010/2011, ma è la continuazione degli stessi lavori iniziati nel 2008. Ma al di là di questo il funzionario rassicura: «Nell'albero comunque compaiono un gran numero di "baccelli", che risultano dettagliati in forma anatomica di sesso maschile sufficienti a lasciar intendere l'aspetto originale della lacunosa "sacca"». Che tradotto con un esempio più generale viene: «La Cappella Sistina è talmente piena di angeli che se spariscono le ali a un cherubino possiamo riprenderle dagli altri». Tanto meglio, del resto. La Soprintendenza ora ha chiesto di vedere nel dettaglio i particolari dei lavori, in attesa di incontrare l'amministrazione di Massa Marittima (appuntamento in agenda ancor prima che venisse fuori il caso), molto probabilmente a settembre, in cui sarà trattato anche l'argomento "castrazione".

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