Sicurezza
Quarantanni di ricordi tra ragazzi che facevano salino e schitarrate sui gradini del locale
L'amarcord di quelli del bar Caneschi
Sara Landi
Cento persone alla cena organizzata al Dolce Vita nel nome di Dino
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GROSSETO. Quelli che...il Bar Caneschi di via della Pace lo hanno sempre nel cuore. Anche se da anni non si chiama più così e anche se un mese fa la famiglia e gli amici hanno dovuto salutare per sempre il suo storico titolare, quel Dino Caneschi (così lo conoscevano tutti, anche se all'anagrafe si chiamava Leo) che per decenni ha mandato avanti il locale (all'inizio in coppia con il fratello Elio, poi da solo), punto di ritrovo di generazioni di grossetani a due passi dalla Basilica del Sacro Cuore. Ma gli amici del Bar Caneschi (oggi al suo posto c'è il Blue Moon Cafè) non si sono mai persi di vista e hanno dato vita negli anni ad un raduno originalissmo. Perché nessuno di loro ha dimenticato che quel bar era per molti come una seconda casa. A tal punto che, ammette candidamente Mauro Giomi che del gruppo tiene le fila, «a volte venivamo rimproverati perché passavamo più tempo lì che in famiglia». Del resto, ascoltando il racconto di Giomi, di cose da fare ce n'erano parecchie. Al di là della classica partita a carte. Memorabili ad esempio le partecipazioni ai tornei sportivi, di calcio e di pallavolo, sotto la comune insegna del bar. «Anche questo è il segno - osserva Giomi - che c'era uno spirito di corpo e un'unione particolarissima tra di noi che andava al di là della frequentazione dello stesso ritrovo». Ogni grossetano che è passato di lì ha il suo aneddoto, il suo frammento di memoria. Come dimenticare infatti le serate in cui bastava una chitarra a scaldare l'atmosfera o le mattine in cui per la vicinanza al Commerciale di via Sicilia il Bar Caneschi era il ritrovo più gettonato da parte degli studenti svogliati che "facevano salino"? «Ricordo l'atmosfera goliardica che c'era tra noi - dice Giomi - ma anche i momenti duri come quando abbiamo dovuto salutare amici cari che ci hanno lasciato troppo presto. In quei casi si respirava una solidarietà e una vicinanza tra di noi assolutamente non di circostanza». Questa alchimia si è ricreata anche di recente quando "quelli del Bar Caneschi" si sono ritrovati per il terzo anno consecutivo ad un raduno conviviale, organizzato per l'occasione allo stabilimento balneare "La Dolce Vita" di Marina di Grosseto. Non una location a caso, perché il titolare Mario Salvestroni è uno dei centinaia di grossetani che hanno incrociato nella loro vita il Bar Caneschi. Stavolta il raduno ha superato abbondantemente quota cento partecipanti «ma gli invitati erano 120 - precisa Giomi - e tramite il passaparola stiamo ricontattando anche chi avevamo perso di vista. E' un gruppo aperto in continua espansione. Ma la cosa più bella è ritrovarsi anche dopo quarant'anni e avere la sensazione di essersi lasciati la sera prima». Ora l'obiettivo è fare del raduno un appuntamento fisso. «In occasione dell'ultima festa - dice Giomi - abbiamo deciso di ripetere ogni anno il raduno l'ultimo venerdì del mese di luglio. Ma già in occasione dell'ultimo evento del 29 luglio so di grossetani che ora vivono a Siena, a Roma o a Pavia e che hanno pianificato le ferie proprio in funzione di poter essere presenti». Ad animare la serata, come ai vecchi tempi, una band d'eccezione formata da Mauro Rossi, Virgilio Rigutini e Aldo Farnetani, gli stessi, ricorda Giomi, delle serate musicali sulla scalinata del Sacro Cuore. «Prima di proseguire nell'organizzazione della serata - dice Giomi - ci siamo chiesti se era il caso di fare festa visto che era morto da poco Dino ma è stato il figlio stesso a dirci che non c'era modo migliore di ricordare suo padre e gli anni trascorsi dietro un bar dove tutti ci sentivamo in famiglia». La festa è stata anche occasione di solidarietà, oltre che momento di amarcord, canti e balli scatenati: i soldi raccolti in memoria dello storico gestore sono stati devoluti all'associazione "Volontari per l'infanzia" di Grosseto.
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