Il Tirreno

Grosseto

Un manichino turba i sogni degli uomini

Francesca Gori
Un manichino turba i sogni degli uomini

Ai maschi piace tantissimo, è il trionfo dell’amore virtuale

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ORBETELLO. Da quando il negozio di abbigliamento di Manuela e Roberta ha aperto i battenti, gli uomini che camminano per le strade del centro di Orbetello sono letteralmente impazziti. Scordatevi che in quella piccola boutique si vendano chissà quali articoli. Ci sono camicette, maglie, gonne. Roba da donne. Ma davanti al negozio in via Massimo D'Azeglio c'è lei: Esuberanda. Un manichino, nulla di più, che sta creando però turbamenti continui nei maschietti che dalla centralissima piazza dell'Orologio svoltano l'angolo e la scorgono con la coda dell'occhio da lontano.

Esuberanda è un simulacro di donna. Bellissima, con lunghi capelli castani. Seduta su una sedia, le ginocchia leggermente piegate a coprire il suo segreto più intimo. Niente accavallamento di gambe alla Basic Instinct: la testa piegata su un lato, lo sguardo perso in chissà quali pensieri.

Al tempo di internet, di Facebook e di relazioni troppo spesso solo virtuali e distanti e che hanno poco di reale, anche un manichino può accendere la fantasia. Non sarebbe la prima volta.
L'amore per una donna di plastica messa in vetrina «sempre alla moda, sempre ordinata pronta per uscire», l'ha cantato Gino Paoli. La canzone si intitolava appunto "Il manichino" e non era altro che la traduzione in italiano delle parole di Joan Manuel Serrat, cantautore di Barcellona. Un poeta, che raccontava in musica i sentimenti degli uomini. Battiti del cuore che dopo più di quarant'anni sembrano non essere cambiati. Almeno a Orbetello. Ma quella di Esuberanda non è una faccenda che riguarda solo i maschi della cittadina che si affaccia sulla Laguna. Di turisti, ogni giorno, ne passano tanti da quella strada. E quel manichino acquistato per cento euro in un magazzino dell'Osmannoro, periferia industriale di Firenze, sta facendo girare la testa indifferentemente a romani e milanesi. La passione, quindi, sembra comune: quella per una donna di plastica che sembra una donna vera. Ma non parla, non pensa, non contraddice.

Da lontano, ha fatto aprire la ruota a parecchi pavoni, a partire da aprile. C'è chi si sistema il nodo della cravatta, chi si infila la camicia nei pantaloni. Un paio di maschi scalpitanti, al fianco delle mogli, sono stati colpiti più volte dalle borsette delle compagne.
Gli uomini sognano, le donne si arrabbiano. Esuberanda resta zitta. Per farla parlare, le titolari del negozio, una matematica e una interior designer, hanno pensato di metterle un fumetto sulla testa. «Mi chiamo Esuberanda, sono di poche parole... mi piacciono i fatti... dettati dal cuore» è la frase con la quale si presenta. Una frase che sembra girare il coltello nella piaga di quei cuori straziati.

Qualcuno sta allo scherzo-provocazione e tira fuori un bigliettino dalla tasca e una penna ed appunta il numero di cellulare. Poi lo infila tra le dita della mano del manichino, sperando che, con un bacio spedito da lontano, quella plastica possa diventare carne. Qualcun altro si fa una risata.
Ma siccome non è bello mettere limite ai sogni, c'è anche chi Esuberanda l'ha voluta così tanto da pensare che fosse vera. «C'è una donna che lavora a Orbetello e che le somiglia tantissimo - racconta una delle titolari del negozio - qualche volta è stata persino inseguita».
Che sia colpa dell'estate, del caldo che fa brutti scherzi o del bisogno di non pensare alle mogli che aspettano a casa o alla morosa che pretende una serata pizza-cinema-tante coccole, Esuberanda sembra essere diventata la scacciapensieri dei maschi che fanno lo struscio su e giù per Orbetello.
Qualcuno magari le potrebbe anche portare un fiore. Chissà se a lei, che non sente profumi, potrebbe piacere.

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