Attenzione
Tre uomini rinchiusi in due metri per quattro
Lorenzo Santorelli
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IL SENATORE. Marco Perduca, radicale eletto nel Pd ieri ha vistato il carcere di via Saffi con Luca Sani Pochi agenti e niente acqua calda: la visita dei politici
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GROSSETO. Nei periodi di sovraffollamento tre detenuti sono stati reclusi in una cella due metri per quattro. «Ma questo è un periodo ottimo» si lascia scappare una guardia carceraria. Nella piccola segreteria non ci sono finestre e l'unica luce che filtra è quella dei neon. «Ma preferisco lavorare qui piuttosto che a Sollicciano». Benvenuti alla casa circondariale di Grosseto, il carcere dei "ma", dove i detenuti sono pochi ma gli agenti, descritti come professionali e umani, a volte anche meno. Dove vengono organizzate attività ricreative e stage lavorativi retribuiti, ma non c'è l'acqua calda in tutte le celle ed i tre metri quadri per detenuto, previsti da una direttiva europea, sono un'utopia. E nell'esiguo spazio adibito all'ora d'aria c'è il biliardino ma nemmeno un riparo dal sole. «La struttura di Grosseto non solo è vecchia ma anche inadeguata» dice Marco Perduca, senatore fiorentino dei radicali eletto nelle fila del Pd, che fa parte della commissione giustizia di palazzo Madama. Perduca è stato il capofila della delegazione che ieri ha visitato il carcere di Grosseto insieme all'onorevole Sani, al consigliere regionale Matergi ed all'assessore comunale Ceccarelli. Precedentemente si era recato nell'istituto penitenziario di Massa Marittima del quale dà un giudizio diametralmente opposto. «E' un'eccezione all'illegalità ormai costituzionale. La gestione è ottima, non c'è sovrappopolamento e le celle sono dotate di docce». Unico cruccio, quel 25% di organico in meno che però fa il paio con l'istituto grossetano (24 agenti rispetto ai 33 previsti, nessuno giovane come sottolinea uno dei presenti). Dove i problemi però sono ben altri. «Attualmente i detenuti sono 18 con una capienza regolamentare di 23, ma in alcuni periodi sono stati anche 36. L'ala non ristrutturata ricorda le carceri rinascimentali, le norme antincendio non vengono rispettate». E qualcuno racconta che nel 2009 furono i riflessi pronti di un agente, non le misure di sicurezza, ad evitare che le fiamme appiccate da un detenuto alle lenzuola non provocassero una strage. Per non parlare delle condizioni che è costretto a sopportare chi vi lavora: stanze senza finestre e mensa minimale. Pensare che quello di Grosseto è un carcere di passaggio dove gli "utenti", così li chiama con deferenza una guardia, restano solo per le attività lavorative o per le misure di custodia cautelare. I casi più gravi invece vengono girati a Livorno e Firenze. Ma essendo una struttura piccola, bastano una dozzina di reclusi oltre la norma per rendere la situazione ingestibile. Ed a proposito di sovrappopolamento carcerario, inevitabilmente la questione passa alla politica. La visita, che nel periodo di ferragosto si ripete ogni anno ma, in questa "edizione" scorre nell'alveo tracciato dallo sciopero della fame e della sete organizzato da Marco Pannella, al quale hanno aderito oltre duemila persone, e dall'appello del Presidente della Repubblica Napolitano affinché si risolva l'emergenza carceraria. Perduca snocciola alcuni dati per sottolineare la validità della proposta dei radicali (un suo disegno di legge in tal senso giace in commissione giustizia dal dicembre 2009) di amnistia o indulto. «Il 40% dei detenuti non è stato condannato da una sentenza definitiva e mediamente un terzo di questi viene assolto. Il 30% sono tossicomani, persone che fanno male più a sé stessi che agli altri, ed i reati contro il patrimonio non superano i 500 euro». Per questi motivi il senatore rispolvera il cosiddetto decreto "svuota carceri", che permette a chi deve scontare gli ultimi due anni di usufruire dei domiciliari, per poi puntare al piatto grosso. «Ci sono 35.000 reati passibili di galera, 4 milioni di processi che durano in media oltre 7 anni. Altro che piano di edilizia per nuove carceri. L'amnistia di classe di fatto già esiste per chi può pagare gli avvocati e far prescrivere i reati». Il Pd, con Sani e Matergi, apre timidamente a «misure alternative, depenalizzazione di alcuni reati come quelli in fatto di immigrazione e droga, revisione della custodia cautelare». L'Idv, che definì l'indulto del 2006 un "colpo di spugna", per bocca di Ceccarelli dice «no a svuotare le carceri per svuotarle. Si ad una pena certa ma umana, che punti veramente al recupero del condannato».
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