Attenzione
Nel canile lager tra topi e liquami
Lorenzo Santorelli
Per le mappe catastali non esiste, ma ci vive una decina di quattrozampe
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GROSSETO. C'è un meticcio di media taglia, col manto bianco e marrone, che si sporge col muso dalla rete arrugginita. Ha l'occhio destro serrato dalle mucose di una infezione. C'è, nella gabbia accanto, un volpino nero che scodinzola accanto a un gabinetto adibito a ciotola. Ci sono liquami, escrementi e carcasse in decomposizione dei ratti, alcuni grandi come istrici, che lastricano la pavimentazione.
FOTO
Non c'è invece nella mappa catastale e nelle planimetrie del Regolamento urbanistico del Comune di Grosseto, questo dedalo di legno e lamiere che probabilmente, nelle intenzioni dei proprietari, dovrebbe fungere da canile, rifugio o ricovero. Siamo all'inizio di ponte Mussolini, verso l'uscita Grosseto sud, in zona Pratini. Affacciandosi dalla sopraelevata e guardando in basso, si vede una pergola con assi di legno intrecciati a vitigni e piante rampicanti.
Ma basta imboccare la strada sterrata pochi metri più avanti sulla sinistra, dove l'accesso alle auto è impedito da una sbarra, e quello che sembrava un paradiso campestre man mano che ci si avvicina assume sempre più le proporzioni di un girone dantesco. Il girone dei cani, molti con i collari, abbandonati a se stessi da incuranti proprietari. Le foto che accompagnano la segnalazione giunta al Tirreno sono una rappresentazione più vivida di qualsiasi descrizione verbale. Ma per capire fino in fondo bisognerebbe andarci di persona (magari a cominciare dai veterinari dell'Asl e dalle guardie zoofile), perché non è solo con la vista che si coglie la pietosa condizione di questi cani.
L'odore marcescente dei cadaveri dei ratti miscelato a quello degli escrementi accumulati da chissà quanto è un pugno nel naso. Il guaito dei cani - alcuni più spavaldi infilano il tartufo tra le fessure, altri timorosi si rintanano nelle cucce approssimative fabbricate con casse di frutta e chiodi - è un pugno nello stomaco. Animali dei quali non sapremmo dire il numero, forse una decina, perché l'ingresso alla struttura è impedito da assi di legno e vecchie lastre di metallo (ad occhio nudo non è da escludere a priori la presenza di eternit).
Ai primi di agosto la giunta regionale toscana ha approvato il regolamento di applicazione della legge 59 del 2009 "norme per la tutela degli animali". I box e i recinti devono essere di 8 metri quadri per ciascun animale, lo spazio confinato con fondo impermeabilizzato, con pendenza e canalizzazione adeguata allo smaltimento dei reflui. La cuccia deve essere lavabile e sollevata da terra e inoltre deve essere garantita la disponibilità per gli animali di ricambio d'aria e spazi esposti sia al sole sia all'ombra. Inoltre l'articolo 5 della legge obbliga il responsabile di un animale ad assicurargli un ricovero idoneo e pulito e garantirgli la salute e il benessere.
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Non c'è invece nella mappa catastale e nelle planimetrie del Regolamento urbanistico del Comune di Grosseto, questo dedalo di legno e lamiere che probabilmente, nelle intenzioni dei proprietari, dovrebbe fungere da canile, rifugio o ricovero. Siamo all'inizio di ponte Mussolini, verso l'uscita Grosseto sud, in zona Pratini. Affacciandosi dalla sopraelevata e guardando in basso, si vede una pergola con assi di legno intrecciati a vitigni e piante rampicanti.
Ma basta imboccare la strada sterrata pochi metri più avanti sulla sinistra, dove l'accesso alle auto è impedito da una sbarra, e quello che sembrava un paradiso campestre man mano che ci si avvicina assume sempre più le proporzioni di un girone dantesco. Il girone dei cani, molti con i collari, abbandonati a se stessi da incuranti proprietari. Le foto che accompagnano la segnalazione giunta al Tirreno sono una rappresentazione più vivida di qualsiasi descrizione verbale. Ma per capire fino in fondo bisognerebbe andarci di persona (magari a cominciare dai veterinari dell'Asl e dalle guardie zoofile), perché non è solo con la vista che si coglie la pietosa condizione di questi cani.
L'odore marcescente dei cadaveri dei ratti miscelato a quello degli escrementi accumulati da chissà quanto è un pugno nel naso. Il guaito dei cani - alcuni più spavaldi infilano il tartufo tra le fessure, altri timorosi si rintanano nelle cucce approssimative fabbricate con casse di frutta e chiodi - è un pugno nello stomaco. Animali dei quali non sapremmo dire il numero, forse una decina, perché l'ingresso alla struttura è impedito da assi di legno e vecchie lastre di metallo (ad occhio nudo non è da escludere a priori la presenza di eternit).
Ai primi di agosto la giunta regionale toscana ha approvato il regolamento di applicazione della legge 59 del 2009 "norme per la tutela degli animali". I box e i recinti devono essere di 8 metri quadri per ciascun animale, lo spazio confinato con fondo impermeabilizzato, con pendenza e canalizzazione adeguata allo smaltimento dei reflui. La cuccia deve essere lavabile e sollevata da terra e inoltre deve essere garantita la disponibilità per gli animali di ricambio d'aria e spazi esposti sia al sole sia all'ombra. Inoltre l'articolo 5 della legge obbliga il responsabile di un animale ad assicurargli un ricovero idoneo e pulito e garantirgli la salute e il benessere.
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