Finanza
Un tesoro storico rischia di sparire
Elisabetta Giorgi
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VILLAGGIO CURIEL. Una delle quattro strade che compone il quartiere costruito alla fine degli anni 30 Nuovo caso nel regolamento urbanistico: il Villaggio Curiel non è tutelato
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GROSSETO. Alla periferia di una Grosseto urbanizzata respirano strade dal sapore antico e popolare, cuore di un'architettura che non trovi più: è il villaggio Curiel. Passando non te ne accorgi nemmeno o forse, con sguardo anche un po' snobistico, rischi di strisciar via senza curarti del dettaglio, ma se ti fermi a osservare puoi recuperare il gusto del tempo. Le quattro strade portano il nome dei laghi: via lago d'Iseo, via lago di Varano, via lago Maggiore e di Vico. Custodiscono casette col portabandiere attaccato ancora alle finestre, e sopra al portone i tettini son fatti di tegole. L'insediamento - riconosciuto da alcuni architetti grossetani come un'importante testimonianza storico-sociale della prima metà del '900 - fu costruito ai tempi del Duce per dare una casa alle famiglie popolari, ma oggi potrebbe scomparire per questioni di burocrazia: c'è infatti un passaggio (anzi, un combinato di più punti) all'interno del regolamento urbanistico del Comune di Grosseto che non prevede né blinda la tutela dei questo storico abitato formato da 23 palazzine bifamiliari per 46 famiglie, ma ne rende possibile, anzi, l'eventuale demolizione. È critico l'architetto grossetano Simone Rusci (30 anni, libero professionista che ha analizzato il regolamento anche all'interno della commissione dell'ordine degli architetti): «la classificazione degli edifici esistenti introdotta con il nuovo regolamento - dice - continua a manifestare incongruenze e lacune» evidenti, com'è già emerso i mesi scorsi in altri passaggi contestati. Nel caso specifico il quartiere-villaggio Curiel, che si snoda perpendicolarmente alla via Senese, è riconosciuto - dice Rusci - come «un rilevante esempio di progettazione urbano-rurale in cui l'edificato è in stretta relazione con le parti a verde e l'impianto viario, ma potrebbe scomparire da un momento all'altro». Come? Basta incrociare due passaggi del regolamento dove si legge che il villaggio è inserito all'interno del «Tessuto storico unitario, definito a giusto titolo dalle norme tecniche di attuazione come portatore di "qualità storico testimoniali" comprendente edifici e complessi edilizi di interesse architettonico o storico testimoniale..». Queste aree - recita il regolamento e spiega il professionista - «costituiscono «una componente fondamentale e identitaria degli insediamenti esistenti, nonché sede delle relazioni sociali, culturali ed economiche locali». Peccato che, scorrendo ancora la carta urbanistica, emergono contrasti normativi laddove agli edifici del villaggio è attribuita «la classificazione 5, ovvero una classe per la quale è consentita la sostituzione edilizia, definita dalla legge regionale 1/2005 come demolizione e ricostruzione con diversa articolazione, collocazione e destinazione d'uso». In poche parole le casette del villaggio Curiel, nonostante il loro valore storico ricosciuto e meritevole di tutela, possono essere demolite e sostituite da nuovi edifici con caratteri architettonici, collocazione e funzione diversi da quelli storici. Per ora il regolamento è stato approvato ma non ancora adottato. «L'approvazione definitiva della norma significherebbe la perdita di un patrimonio culturale e sociale del tutto inaccettabile». E non finisce qui, perché il problema non riguarda solo il villaggio Curiel ma - alla luce di quel combinato di passaggi (da una parte la classificazione, dall'altra il varco aperto alla "sostituzione") - «la stessa sorte potrebbe toccare agli edifici Ina-casa di Barbanella e alle Case del Fossino in via della Pace, anch'essi testimoni di una pagina politica e urbanistica di cui andar fieri e che potrebbero subire i colpi della speculazione che furono chiamati a frenare».
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