Il Tirreno

Grosseto

Sant'Anna, ex allievi in campo

Alfredo Faetti
<b>IN CRISI </b>Il Rifugio Sant&#146;Anna
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IN CRISI Il Rifugio Sant’Anna

Rifugio in crisi: critiche e mano tesa all'attuale gestione

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 MASSA MARITTIMA. «Non lasci morire il nostro Rifugio». È il grido che un gruppo di orfani cresciuti nel Sant'Anna di Massa Marittima lancia al presidente della Fondazione in una lettera aperta. Secondo loro la "missione" indicata dal fondatore don Luigi non è più la linea guida nella gestione del Rifugio. E anche per questo gli ex ospiti scendono in campo.  Sono quattro pagine tra il dolce e l'amaro quelle che «un gruppo di ex allievi del Rifugio Sant'Anna» (come si presentano nelle prime righe) ha spedito al presidente Giovanni Locatelli, al timone della Fondazione come volle proprio don Luigi.  «Le ha dato la sua incondizionata fiducia e ha riposto in lei tutte le sue speranze anche se caricandola di grande responsabilità», ricorda il gruppo a Locatelli. È l'opera di don Luigi a muovere l'azione di questi ragazzi, che si dicono «orgogliosi e fieri di essere figli del Sant'Anna» e per questo pronti a rimboccarsi le maniche per portare avanti le volontà del sacerdote. Ma c'è anche una nota d'amaro nella lettera spedita al presidente, perchè i firmatari sono stati, a loro dire, «richiamati da una situazione che desta allarme, tristezza e dolore e che in questo momento invoca tutto l'impegno» di cui sono capaci.  Allarme dato proprio dalle volontà di don Luigi, da quegli scopi che ha dato alla Fondazione, dall'assistenza «sociale dei ragazzi e dei giovani» a quella «alle persone attraverso la gestione di un pensionato anziani». Ma la retta via secondo i firmatari della lettera sembra smarrita, perché la Fondazione «sembra aver abbandonato ogni attività con il centro ragazzi, non esprimere nessun progetto e gestire quello che rimane dell'assistenza agli anziani per interposto soggetto». Insomma, secondo loro il Sant'Anna assomiglia «sempre di più a un'immobiliare che si concentra sulla gestione dei propri spazi in una logica di puro profitto».  In questo senso, rivolgono a Locatelli alcune domande: se esiste una strategia di rivitalizzazione, se sono stati presi impegni con soggetti terzi «che possono pregiudicare la missione del Sant'Anna», se è vero che c'è la volontà di aumentare la retta del pensionato e se la Fondazione ha dei debiti.  «I tempi che viviamo sono caratterizzati da una profonda e subdola crisi sociale e morale», si legge nella lettera. Forse è vero: quel che è certo, è che i nostri sono tempi di crisi. Per questo Locatelli era già intervenuto nei giorni scorsi spiegando che sì, la Fondazione ha debiti, dovuti a convenzioni da cui sono spuntati costi non previsti, e che la retta del pensionato verrà aumentata in linea con quella delle altre strutture. «La scelta era tra chiudere o aumentare la retta quel tanto che basta da coprire le spese», chiarì Locatelli.  Ma lo scopo principale della lettera non è quello di fare polemica. Per questo i ragazzi si dichiarano «pronti a sostenere» il presidente e ad aiutarlo «ad affronatre la situazione», così come si dicono «disponibili sin da subito a un incontro per meglio definire le nostre posizioni», consapevoli che «occorre buona volontà, impegno e sacrifico». Perché di una cosa i firmatari sono sicuri: «Non siamo disposti a rimanere inerti a guardare il Sant'Anna che muore».

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