Il Tirreno

Grosseto

   LA STORIA

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   LA STORIA Nel nome del ministro Ciano GROSSETO. Il villaggio Curiel fu costruito alla fine degli anni '30 e all'epoca - come ricostruisce l'architetto Pietro Pettini - si chiamava "villaggio Costanzo Ciano", dal nome del gerarca fascista, padre di Galeazzo e gran "servitore del regime", che divenne ministro delle Poste e poi delle Comunicazioni.  Il villaggio, all'epoca della sua costruzione, «era nato come villaggio rurale ai margini della città, costruito per dare un alloggio all'ultraproletariato dell'epoca, come fu anche per le case del Duce sulla castiglionese. Nacque alla periferia, a circa 1 chilometro e mezzo dal centro, e non a caso era già servito dai negozi sul principale asse viario, lungo la via Senese». Negli anni '45 - '46, prosegue Pettini, «dopo la caduta del regime tutti nomi delle strade o dei quartieri intitolati alle figure storiche del fascismo caddero e furono sostituiti, tra gli altri, da quelli di personaggi legati alla resistenza». Ecco dunque spuntare il nome di Eugenio Curiel. Figura di partigiano triestino, nato nel 1912 e cresciuto in una famiglia colta, vicino a Marx e alla classe operaia. Curiel - professore universitario - dopo le leggi razziali fu privato della cattedra e costretto a peregrinare, maturando l'idea di un fronte compatto contro il nazifascismo. Il suo più alto contributo alla lotta insurrezionale fu chiamato "Fronte della gioventù per l'indipendenza nazionale e per la libertà", che gli costò la morte a Milano. Nel '45 fu riconosciuto per strada e barbaramente ucciso da un gruppo di fascisti. La storia racconta che una donna commiserevole sparse garofani sulle macchie di sangue fresco dove Curiel era stato assassinato. Ma il suo nome resta in molte città, compreso a Grosseto. Regolamento urbanistico permettendo. (el. gi.)

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