Non solo butteri Maremma incanta anche sott'acqua
Francesca Ferri
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ARGENTARIO luogo ideale per i sub Sullo sfondo, Isola del Giglio Giglio, Formiche, Giannutri, Argentario... guida alle immersioni più spettacolari
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GROSSETO. Dimenticate i butteri e gli etruschi. O, per lo meno, lasciateli per una volta in un angolo delle vostre emozioni e fate spazio a una marea di nuove sensazioni. Perché d'estate la Maremma si sveste delle ultime tre lettere e rimane soprattutto "mare", non solo da guardare dalla spiaggia. Per scoprire la vena blu di questa terra bisogna entrarci dentro. Vi si vedranno scorrere foreste di posidonie attraversate da massi giganteschi, scrigni di gorgonie rosse e gialle che si aprono nelle fessure delle rocce, spugne, ricci, spirografi aggrappati a pareti sottomarine, nuvole di castagnole, banchi di barracuda impettiti. E infine l'impronta dell'uomo, che riaffiora dal fondale sotto forma di antiche anfore e relitti di navi da guerra. Con due isole, Giglio e Giannutri, una mezza dozzina di isolotti, promontori rocciosi e secche inaspettate, la Maremma è un paradiso marino tutto da esplorare. Per i principianti, con una semplice passeggiata a pelo d'acqua con maschera e pinne; per i più esperti, con bombola ed erogatore per spingersi giù negli abissi. All'Isola del Giglio sono tre le tappe irrinunciabili. Cala Cupa che, a dispetto del nome, è un piccolo gioiello di acque cristalline al riparo dal vento. I neofiti si fermeranno a curiosare dalla superficie lo spettacolo che il fondale regala già a tre metri. Per chi si avventura con le bombole, tra i 15 e 25 metri ci si può perdere nei mille pertugi della distesa di enormi massi che nascondono colonie di posidonie, tane di scorfani e una varietà di coralli e pesci variopinti. E che dire di un'immersione nel cratere di un vulcano? Si può fare a Cala dell'Allume, un'altra zona ideale per chi è alle prime armi, sul cui fondale a circa 15 metri giace uno scenografico arco che ricorda, appunto, il cratere di un vulcano, circondato da grotte e passaggi tutti da esplorare. Più impegnativa, ma forse tra le più emozionanti, è l'immersione a Punta Capel Rosso, dove non è raro imbattersi in dentici, ricciole, barracuda, tonni e palamite. Ma occhio alla corrente. Gli appassionati di relitti troveranno pane per i loro denti. Ce ne sono quattro. I due più accessibili sono la nave da carico Anna Bianca, affondata nel 1971 per il maltempo, e il Nasim II, colato a picco cinque anni dopo; entrambi sono a Giannutri su un fondale che va dai 30 i 60 metri. Inarrivabili, se non per provetti palombari, il Juminda, silurato dagli americani davanti a Porto Santo Stefano nel 1943, e il Marsala, nave da carico affondata in seguito a collisione a Giannutri nel 1913, entrambi adagiati su un fondale di circa cento metri. Meglio riemergere in superficie e pinneggiare alla scoperta delle arcate rocciose di Cala Ischiaiola o raggiungere le mete classiche dell'Argentario: Punta dell'Avoltore, l'isolotto di porto Ercole e lo Scoglio dell'Argentarola, adatte a tutti i livelli di esperienza. Per l'ultima tappa "submarine" la rotta è sulle Formiche di Grosseto, tre scogli aridi scaraventati a circa otto miglia dalla costa, i cui unici abitanti a terra sono gabbiani e lucertole che vigilano all'ombra di un faro. È sott'acqua che pulsa la vita, sia intorno alla Formica Grande che sulla secca dello Zi' Paolo, un cucuzzolo che si staglia da un fondale di un centinaio di metri fin quasi a sfiorare la superficie, soltanto sei metri più sopra. Chiedete a qualsiasi sub e saprà indicarvi le coordinate per raggiungerla. Ne varrà la pena.
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