Il Tirreno

Grosseto

Il professore sepolto ieri nel cimitero della Misericordia

«Ci sentiamo tutti più soli» L'addio a Eraldo Camarri

<strong>MISERICORDIA</strong> L’uscita del feretro dalla cappella e il tragitto verso il luogo della sepoltura
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MISERICORDIA L’uscita del feretro dalla cappella e il tragitto verso il luogo della sepoltura

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GROSSETO. Ha ragione don Giovanni Bertelli quando dice «senza Eraldo ci sentiamo tutti più soli». Con una frase si è fatto interprete del pensiero di chi c'era e di chi non c'era ma avrebbe voluto esserci. Parenti, amici, conoscenti, colleghi. Troppo piccola la cappella del cimitero della Misericordia per contenere tutti coloro che ieri mattina hanno dato l'ultimo saluto al professor Eraldo Camarri: in tanti hanno preso posto all'interno, gli altri più numerosi hanno ascoltato il rito sotto il porticato antistante, attraverso l'altoparlante. La cerimonia è stata preceduta dal saluto di alcuni amici: il professor Giorgio Verme, di Torino, anche lui illustre gastroenterologo e compagno di studi di Camarri; il professor Giovanni Buccianti, docente all'ateneo senese, amico di famiglia (a Buccianti ha dato la parola il figlio Fabio Camarri); monsignor Franco Cencioni (ha ricordato i suoi inizi con un'associazione cristiana e la sua vicinanza al mondo cattolico), che ha poi concelebrato il rito, preceduto da un piccolo applauso.  «Con Camarri l'ospedale di Grosseto aveva fatto il salto - ha detto tra l'altro Buccianti riferendosi ai decenni in cui il professore è stato primario - Lo aveva portato a un livello di qualità che prima non aveva».  Nell'omelia, don Giovanni ha ricordato che «era la sua semplicità ad affascinare». Ha messo l'accento sulle sue qualità di appassionato di storia e di arte, citando anche le sue pubblicazioni. Lo ha definito padre responsabile e compagno affettuoso della sua Licia. Legato da amicizia profonda e datata, il sacerdote ha sottolineato che tanti erano stati vicini a Camarri anche nel corso della malattia. «Mi aveva detto "ci sto provando" a proposito della sua lotta contro una malattia difficile, una delle ultime volte che ci ho parlato».  L'odore di incenso ha invaso la cappella mentre la piccola folla iniziava a uscire verso l'esterno. Don Franco e don Giovanni hanno preceduto il feretro nel breve tragitto tra i vialetti del Misericordia, fino al rettangolo scavato nella terra. Accanto, giaceva la semplice croce di legno con nome, cognome, anni di nascita e morte. Una croce semplice per un uomo semplice ma colto e sensibile che della sua semplicità, della sua cultura e della sua sensibilità aveva saputo fare un dono che nessuno è in grado di dimenticare.

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