Sicurezza
Un milione e mezzo per la salute sull'Amiata
F. Bon.
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PRESIDENTE. Claudio Franci 2 MINUTI DI LETTURA
ARCIDOSSO. «La Società della Salute Amiata grossetana ha attivato 1 milione di euro sui fondi per la montagna per 500.000 euro di investimenti per le strutture di residenza per anziani, 300.000 per l'agricoltura sociale. La Fondazione Mps in due anni ha dato alla Sds 250.000 euro per curare il disagio». Questi alcuni dei numeri forniti dal presidente della Società Claudio Franci al consigliere di minoranza arcidossino Michele Nannetti che lo aveva attaccato in un botta e risposta, chiedendogli di fornire cifre, costi e investimenti della società che Franci guida. Nannetti è tanto convinto dell'inutilità della società stessa da chiederne l'eliminazione. Franci a stretto giro di posta risponde al consigliere capogruppo di minoranza del consiglio arcidossino a spiegare che «i costi della politica» sono praticamente inesistenti per la Società. «Che non riconosce gettoni di presenza alla Conferenza dei sindaci, non ha sindaci revisori, non c'è un'assemblea. I costi del personale che lavora nei servizi è zero, perchè queste persone erano dipendenti Asl o da altri enti già in precedenza. Non vi sono oneri, dunque, in questo senso. Gli unici neo assunti, aggiunge Franci sono quelli che lavorano all'Ospedale di comunità, servizio assai importante per il territorio». Il presidente della Sds fa poi un'altra distinzione: «Bisogna precisare - spiega - che i servizi ospedalieri e quelli che gestisce la società non sono la stessa cosa. L'ospedale si occupa di sanità, la Sds sostanzialmente tratta gli interventi del sociale. Nannetti mi chiama, comunque, anche a dare un giudizio politico sull'ospedale di Casteldelpiano. Dico apertamente che alcuni servizi del nosocomio funzionano, altri no. Ma il nodo è uno solo. Va capito come costruire i servizi per i prossimi 10 anni. In questo contesto per l'Amiata il vero nodo è il pronto soccorso e qui la discussione è aperta. Abbiamo bisogno di un punto di soccorso qualificato dove stabilizzare il paziente, con i servizi, il personale, i macchinari, gli strumenti adatti per farlo».
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