La manifestazione
«Siamo come uno "scalpo" da mostrare»
Guido Fiorini
Parla Marras: «Forse le dimensioni ci salveranno, ma manca una visione d'insieme»
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GROSSETO. «Ci sopprimono a giorni alterni. Oggi è pari, siamo salvi, domani vedremo...»: al mare con la famiglia, in uno dei pochi giorni di ferie di questa estate senza pace, un po' per la Sat, un po' per il Governo, Leonardo Marras commenta la manovra il taglio delle Province. Davanti a un'insalata prova anche a scherzarci. Fra le tante telefonate ecco quella di Simone Bezzini, presidente della Provincia di Siena, altro Ente a rischio scure. «Sia chiaro, se ci accorpano - gli dice Marras - il presidente lo faccio io, sono più giovane (Bezzini ha 4 anni di più, ndr). E se ci mettono sotto Arezzo? Ti immagini Grosseto in provincia di Arezzo?
Il 70% dei maremmani non ci sono neppure mai stati. Fra le tre Province c'è una strada sola e in quarant'anni non l'hanno finita. Perché non diciamo che siamo d'accorso per prima finiscono la Due Mari?» È proprio Bezzini ad avvertire Marras che un nuovo criterio, non si sa bene se introdotto subito o aggiunto dopo, evita la ghigliottina alle Province con un grande territorio, sopra 3000 kmq. Quindi sia Grosseto (4501) che Siena (3821) sarebbero salve: «Non è ben chiaro - commenta il presidente - quale sia il criterio. Al momento pare che noi siamo esclusi dalla soppressione. Ma è il sistema che è tutto sbagliato». In che senso? «Nel senso che ancora una volta si perde l'occasione di ripensare, in modo complessivo, il funzionamento dello Stato. Si vuole solo portare la mossa, un po' populista, della soppressione delle Province, come se fosse uno "scalpo" da mostrare alla gente alzandolo in alto con il braccio. Manca un ragionamento vero, che vada ad incidere davvero. Qualche giorno fa parlavo con Giuliano Amato. Mi diceva: "non preoccuparti, certe cose in parlamento entrano e escono con una naturalezza incredibile". Invece vorrei vedere un ragionamento serio, che dia efficienza alla macchina». Tutta la manovra pare da ultima spiaggia. «È un bagno di sangue che colpisce sempre le stesse persone e non tassa i grandi capitali. Manca completamente l'equità sociale. Questo non significa che non servano i sacrifici, ma la gente deve vedere che tutti li fanno per le proprie possibilità. Invece non si tocca chi ha molto e si affossa chi non ha più nulla». C'è anche il rischio che la gente si ribelli. Esempi non sono lontani. È dura quando non si riesce più a sognare... «Gli "indignados" in Spagna o la rivolta a Londra sono segnali preoccupanti, che fanno temere anche per l'Italia. La gente non vede un futuro, non vede prospettive. Non dico che sia auspicabile, sia chiaro, ma la classe politica deve essere la prima a dare l'esempio». E mentre l'insalata sta finendo e il telefono non smette di squillare, il presidente passa dalle Province all'autostrada. Proprio ieri ospitavamo la posizione di Legambiente sulla Tirrenica, soddisfatta dell'abbandono del progetto del 2008 e "ben disposta", con qualche ritocco, all'ultima proposta di Sat.
E qui Marras smette di scherzare. «La loro è una posizione ideologica. Ci tengono a dire "avevamo ragione noi". Ma nel merito sbagliano». La posizione è ben diversa dalla vostra. «È il territorio che chiede ben altro. Teniamo una posizione di buon senso che è condivisa dai Comuni, dalle categorie economiche, dai sindacati, dai cittadini, dalle imprese. Chi vive e lavora in questo territorio è compatto sulla stessa linea. Del resto ci scippano una strada per trasformarla in una delle più care d'Italia». E le proposte che fanno? «Anche il progetto del 2000 dell'Anas, che a loro piace tanto, prevedeva la variante per Albinia. Lì la strada più grande non ci passa, è un dato di fatto. Chi la vede diversamente vada dall'oculista». Però parlano di pedaggio "free" su base provinciale. «Ammesso e non concesso che venisse mai accettato dalla concessionaria, per quanto auspicabile, non eviterebbe comunque la necessità di riorganizzare la viabilità di servizio.
Perché nei prossimi anni il traffico in ingresso e uscita nella nostra provincia è destinato a crescere sia in virtù della migliore accessibilità attraverso il corridoio tirrenico, sia in conseguenza del completamento della Grosseto-Siena, che avvicinerà questo territorio alla Toscana centrale e all'Umbria. Non a caso la Provincia ha chiesto nelle sue osservazioni di adeguare allo standard dei 10,50 metri di larghezza, con varianti in prossimità dei centri abitati, anche la vecchia Aurelia a nord di Grosseto. Nel tratto a sud, pertanto - in assenza di risorse dello Stato - le soluzione ai problemi rimane una sola: la realizzazione di una variante autostradale almeno da Fonteblanda e Ansedonia, con l'Aurelia che in quel tratto funga da complanare, e l'adeguamento della viabilità di servizio nella parte rimanente».
Il 70% dei maremmani non ci sono neppure mai stati. Fra le tre Province c'è una strada sola e in quarant'anni non l'hanno finita. Perché non diciamo che siamo d'accorso per prima finiscono la Due Mari?» È proprio Bezzini ad avvertire Marras che un nuovo criterio, non si sa bene se introdotto subito o aggiunto dopo, evita la ghigliottina alle Province con un grande territorio, sopra 3000 kmq. Quindi sia Grosseto (4501) che Siena (3821) sarebbero salve: «Non è ben chiaro - commenta il presidente - quale sia il criterio. Al momento pare che noi siamo esclusi dalla soppressione. Ma è il sistema che è tutto sbagliato». In che senso? «Nel senso che ancora una volta si perde l'occasione di ripensare, in modo complessivo, il funzionamento dello Stato. Si vuole solo portare la mossa, un po' populista, della soppressione delle Province, come se fosse uno "scalpo" da mostrare alla gente alzandolo in alto con il braccio. Manca un ragionamento vero, che vada ad incidere davvero. Qualche giorno fa parlavo con Giuliano Amato. Mi diceva: "non preoccuparti, certe cose in parlamento entrano e escono con una naturalezza incredibile". Invece vorrei vedere un ragionamento serio, che dia efficienza alla macchina». Tutta la manovra pare da ultima spiaggia. «È un bagno di sangue che colpisce sempre le stesse persone e non tassa i grandi capitali. Manca completamente l'equità sociale. Questo non significa che non servano i sacrifici, ma la gente deve vedere che tutti li fanno per le proprie possibilità. Invece non si tocca chi ha molto e si affossa chi non ha più nulla». C'è anche il rischio che la gente si ribelli. Esempi non sono lontani. È dura quando non si riesce più a sognare... «Gli "indignados" in Spagna o la rivolta a Londra sono segnali preoccupanti, che fanno temere anche per l'Italia. La gente non vede un futuro, non vede prospettive. Non dico che sia auspicabile, sia chiaro, ma la classe politica deve essere la prima a dare l'esempio». E mentre l'insalata sta finendo e il telefono non smette di squillare, il presidente passa dalle Province all'autostrada. Proprio ieri ospitavamo la posizione di Legambiente sulla Tirrenica, soddisfatta dell'abbandono del progetto del 2008 e "ben disposta", con qualche ritocco, all'ultima proposta di Sat.
E qui Marras smette di scherzare. «La loro è una posizione ideologica. Ci tengono a dire "avevamo ragione noi". Ma nel merito sbagliano». La posizione è ben diversa dalla vostra. «È il territorio che chiede ben altro. Teniamo una posizione di buon senso che è condivisa dai Comuni, dalle categorie economiche, dai sindacati, dai cittadini, dalle imprese. Chi vive e lavora in questo territorio è compatto sulla stessa linea. Del resto ci scippano una strada per trasformarla in una delle più care d'Italia». E le proposte che fanno? «Anche il progetto del 2000 dell'Anas, che a loro piace tanto, prevedeva la variante per Albinia. Lì la strada più grande non ci passa, è un dato di fatto. Chi la vede diversamente vada dall'oculista». Però parlano di pedaggio "free" su base provinciale. «Ammesso e non concesso che venisse mai accettato dalla concessionaria, per quanto auspicabile, non eviterebbe comunque la necessità di riorganizzare la viabilità di servizio.
Perché nei prossimi anni il traffico in ingresso e uscita nella nostra provincia è destinato a crescere sia in virtù della migliore accessibilità attraverso il corridoio tirrenico, sia in conseguenza del completamento della Grosseto-Siena, che avvicinerà questo territorio alla Toscana centrale e all'Umbria. Non a caso la Provincia ha chiesto nelle sue osservazioni di adeguare allo standard dei 10,50 metri di larghezza, con varianti in prossimità dei centri abitati, anche la vecchia Aurelia a nord di Grosseto. Nel tratto a sud, pertanto - in assenza di risorse dello Stato - le soluzione ai problemi rimane una sola: la realizzazione di una variante autostradale almeno da Fonteblanda e Ansedonia, con l'Aurelia che in quel tratto funga da complanare, e l'adeguamento della viabilità di servizio nella parte rimanente».
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