Il dolore
MAREMMANDO
La leggenda di Tanfucio per un buon Ferragosto
Maurizio Costanzo
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PROSEGUE DALLA PRIMA Credere a questa storia non farà bene ma certamente non farà male. Perciò, vi dicevo che la mattina del 15 agosto un pescatore, tal Tanfucio, raggiunse la cima del Monte Argentario e cominciò a gridare contro tutti e tutto sostenendo che alcuni malnati si erano approfittati del fatto che lui era sulla sua barca a pesca, per insidiare la moglie Dorina. Per un sortilegio del quale mai si seppe la natura, la sua voce, da normale ancorché alterata, si alzò a dismisura di volume e via via le urla del furibondo pescatore arrivarono agli altri pescatori in mare che presero la strada del ritorno verso Porto Ercole e Porto Santo Stefano. Si dice addirittura che questa voce, assolutamente irreale, abbia lambito il Vaticano e qualche monsignore si sia segnato e sia corso in cappella a chiedere la protezione di Dio. Quando Tanfucio vide tantissime barche popolare il mare a lui antistante, rimase di stucco e quasi piangendo si lasciò andare ad un ultimo urlo: "Scusate... ma io a Dorina ci tengo!". Fin qui lo scarno racconto che mi fu fatto, senza le cosiddette pezze d'appoggio ma con la sostanziale attendibilità suggerita dal fatto che da sempre uomini spregiudicati si sono approfittati della mancanza dei mariti per fare i ganzi con le mogli sole. Ma Tanfucio disse: "Scusate, ma io a Dorina ci tengo". Proviamo, amici, la mattina di Ferragosto ad elencare le cose a cui teniamo maggiormente e pensiamo con simpatia a Tanfucio che ridiscese il Monte Argentario convinto giustamente d'aver dimostrato il suo amore per Dorina. Oltre tutto con la complicità di chi gestisce il volume della voce di tutti. Ancora auguri: maremmando, maremmando.
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