Il Tirreno

Grosseto

LA LETTERA

Guai rassegnarsi a soluzioni che non toccano davvero i problemi

Luciana Rocchi   Direttrice Isgrec

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A ognuno il suo sacrificio. Non ho amici e parenti contribuenti da 90.000 euro; solo pensionati, statali, donne verso la pensione, giovani o meno giovani senza lavoro, ma quelli i sacrifici li fanno senza bisogno di scriverli nelle manovre.  Questo per tutti. A noi grossetani si chiede un obolo in più: la cancellazione della Provincia. Credo che alzare la voce sia un dovere: non c'è metodo nella follia che mette in fila le Province per numero di abitanti, senza guardare dentro i numeri. Così si fa quando non ci sono pensiero e criteri, come quando un terremoto impone di trovare una via di scampo, alla cieca, pur di scappare, e non c'è tempo di vedere, perché non si è saputo prevedere. Vedere che ci sono territori, come il nostro, dove per un ente come la Provincia contano più 4.500 kmq, la bassissima densità, i 28 Comuni, che il numero di abitanti.  Chi gestirà il territorio? Gli uffici assumeranno anche la responsabilità politica delle scelte? Sarà il capoluogo? Un consorzio di 28 Comuni? O la Provincia di Siena? Torneremo a prima di Pietro Leopoldo "Grosseto Provincia inferiore di Siena"? Non serve un gran pensiero, basta un minimo di lucidità per capire che razionalizzare si può, si deve, ma la scure pone più problemi di quanti ne risolva. E poi, nel frattempo, resteranno le Province - quelle sì, non indispensabili - dei territori metropolitani? E per un risparmio miserabile, rispetto a ben altre scandalose mancate entrate o uscite per lo Stato, quanti saranno i costi della complicata transizione?  Poi ci sono i principi. Io sono stanca di sentir parlare di "poltrone". Per me ad essere eliminato è chi mi rappresenta. La furia dell'antipolitica senza distinzioni e l'assalto al linguaggio dei grilli parlanti solo per tormentoni e slogan seminano barbarie. Un coro a cui non ci si può opporre, pena esser tacciati di connivenza con i corrotti. Non è una buona risposta alla crisi della classe politica cedere il diritto alla rappresentanza. Io chiedo di continuare a essere rappresentata, di poter decidere i responsabili della gestione del mio territorio, non mi piace l'idea di podestà o proconsoli. Ma chiedo di poter scegliere chi mi rappresenta.  E' un problema di regole, di un'altra indecenza: la legge elettorale. Non ci si può abituare a soluzioni che non toccano mai la radice dei problemi. Alla radice dell'eliminazione delle Province, come della perdita di migliaia di posti di lavoro, in Maremma, ci sono i disastri annunciati da una stagnazione che dura da troppo tempo, da quando si è accettato di credere che unico problema fossero i conti dello Stato, non lo sviluppo, non l'evasione fiscale, non uno Stato che, nei messaggi dei governanti, erode ogni giorno il senso delle istituzioni, le virtù civiche, il valore della cultura. Non si cura la depressione deprimendo. Spero in altro, per esempio nelle buone politiche della Provincia.

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