Una pattuglia fissa alla Feniglia
Francesca Gori
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IN FENIGLIA. Intensificati i controlli della forestaleLa forestale in aiuto dei soccorritori sulla spiaggia
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ORBETELLO. Più controlli sulla spiaggia della Feniglia, ma anche un richiamo al buonsenso e alle regole del mare. Tre giorni dopo la morte del piccolo Federico, annegato a 16 mesi dopo essere caduto da un pedalò, il corpo forestale ha disposto una pattuglia fissa per vigilare la duna della Feniglia.
C'è Ferragosto in mezzo, e ci sono migliaia di turisti che ogni anno prendono d'assalto la spiaggia. Per questo il comnado regionale della forestale ha deciso che una pattuglia venga dedicata a supportare i mezzi di soccorso che spesso hanno avuto difficoltà a raggiungere alcune zone di quella spiaggia. L'ultima volta è successo qualche settimana fa. C'era un bambino che stava annegando, i soccorritori non riuscivano a trovare il sentiero. Vittorio Calussi, 5 anni, è morto. Un altro nome che si aggiunge alla lista di lutti scritti sulla sabbia di quella spiaggia.
Il Comune di Orbetello i cartelli per segnalare i sentieri li ha già sistemati per aiutare i bagnanti ad orientarsi. E la forestale ha anche dotato i soccorritori di una cartografia specifica con tutta la viabilità della Feniglia.
Un'azione che servirà quindi a garntire più sicurezza su quel tratto di costa che sembra uscire da una cartolina. Perché quella spiaggia, una delle più frequentate della Maremma, si è purtroppo meritata un appellativo che non le si addice. «Chi pensa alla Feniglia come a una spiaggia maledetta sbaglia - spiega il comandante della capitaneria di porto Giorgia Capozzella - perché quelle morti sono state dettate dal caso. Sono successe lì, ma potevano accadere ovunque».
Vittorio, Federico, Frank, Grazia. Quattro nomi, quattro croci sulle tombe. Quattro morti alla Feniglia.
Il piccolo Federico Cassinis, però, con quella spiaggia non c'entra niente. Lui era con la mamma allo stabilimento balneare Mamma Licia, dove l'accesso non presenta difficoltà e i bagnini ci sono. Un tragico incidente. Che non poteva essere evitato seguendo le normative, perché queste non ci sono. «Chi noleggia i pedalò - spiega il comandante Capozzella - non ha l'obbligo di dotarli di sistemi di sicurezza se si rimane entro trecento metri dalla costa». L'obbligo scatta dopo. In quel caso a bordo ci vogliono le cinture salvagente e una ciambella. Ma Federico e mamma Laura erano vicinissimi. «Nel codice della navigazione - aggiunge - i pedalò non possono uscire in mare oltre il limite di un miglio dalla costa. L'unico divieto che vige è quello di non dare in affitto un pedalò se sulla battigia sventola bandiera rossa». Le regole da rispettare sono queste. Regole che non sempre salvano la vita ai bagnanti. «Quello che raccomandiamo è utilizzare sempre il buonsenso - aggiunge Capozzella - perché il mare bisogna guardarlo in faccia». Non la pensa così il Codacons che chiede la chiusura del bagnetto e invita la procura a fare chiarezza sulla posizione dei bagnini, per eventuali atti di omissione di soccorso».
C'è Ferragosto in mezzo, e ci sono migliaia di turisti che ogni anno prendono d'assalto la spiaggia. Per questo il comnado regionale della forestale ha deciso che una pattuglia venga dedicata a supportare i mezzi di soccorso che spesso hanno avuto difficoltà a raggiungere alcune zone di quella spiaggia. L'ultima volta è successo qualche settimana fa. C'era un bambino che stava annegando, i soccorritori non riuscivano a trovare il sentiero. Vittorio Calussi, 5 anni, è morto. Un altro nome che si aggiunge alla lista di lutti scritti sulla sabbia di quella spiaggia.
Il Comune di Orbetello i cartelli per segnalare i sentieri li ha già sistemati per aiutare i bagnanti ad orientarsi. E la forestale ha anche dotato i soccorritori di una cartografia specifica con tutta la viabilità della Feniglia.
Un'azione che servirà quindi a garntire più sicurezza su quel tratto di costa che sembra uscire da una cartolina. Perché quella spiaggia, una delle più frequentate della Maremma, si è purtroppo meritata un appellativo che non le si addice. «Chi pensa alla Feniglia come a una spiaggia maledetta sbaglia - spiega il comandante della capitaneria di porto Giorgia Capozzella - perché quelle morti sono state dettate dal caso. Sono successe lì, ma potevano accadere ovunque».
Vittorio, Federico, Frank, Grazia. Quattro nomi, quattro croci sulle tombe. Quattro morti alla Feniglia.
Il piccolo Federico Cassinis, però, con quella spiaggia non c'entra niente. Lui era con la mamma allo stabilimento balneare Mamma Licia, dove l'accesso non presenta difficoltà e i bagnini ci sono. Un tragico incidente. Che non poteva essere evitato seguendo le normative, perché queste non ci sono. «Chi noleggia i pedalò - spiega il comandante Capozzella - non ha l'obbligo di dotarli di sistemi di sicurezza se si rimane entro trecento metri dalla costa». L'obbligo scatta dopo. In quel caso a bordo ci vogliono le cinture salvagente e una ciambella. Ma Federico e mamma Laura erano vicinissimi. «Nel codice della navigazione - aggiunge - i pedalò non possono uscire in mare oltre il limite di un miglio dalla costa. L'unico divieto che vige è quello di non dare in affitto un pedalò se sulla battigia sventola bandiera rossa». Le regole da rispettare sono queste. Regole che non sempre salvano la vita ai bagnanti. «Quello che raccomandiamo è utilizzare sempre il buonsenso - aggiunge Capozzella - perché il mare bisogna guardarlo in faccia». Non la pensa così il Codacons che chiede la chiusura del bagnetto e invita la procura a fare chiarezza sulla posizione dei bagnini, per eventuali atti di omissione di soccorso».
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