Proteste
Topi vivi per catturare la pantera
Alfredo Faetti
◗
PRESIDENTE. Giampiero SammuriPer il Parco: «È l'unico modo per prenderla. In alternativa le galline»
3 MINUTI DI LETTURA
PRATA. Nel corso della sua carriera ha già visto orsi, puma e coccodrilli. E ora Giampiero Sammuri, presidente del Parco della Maremma, dà la sua ricetta per catturare la pantera di Prata. Topi e galline. «Servono esche vive», consiglia lui, e battute per far uscire l'animale dai boschi. Prima di arrivare alla guida del parco ha ricoperto diversi ruoli, Sammuri: dirigente delle risorse faunistiche per la Provincia del Siena, comandate dela polizia provinciale di Grosseto. E negli anni si è trovato davanti a casi analoghi a quelli di Baghera, il felino a cui si dà la caccia nelle campagne di Gretaia. «I primi due mi sono capitati quando lavoravo a Siena nei primi anni 2000 - racconta - Prima venne segnalato un puma nelle Crete Senesi e poco dopo, nel Chianti, un orso. In entrambi i casi mettemmo in moto una vasta organizzazione per trovare gli animali, ma niente da fare». Il terzo caso ci porta proprio in quelle campagne massetane oggi ritenute la tana della pantera: il coccodrillo del lago dell'Accesa. «Anche lì le ricerche furono dettagliate». Quali sono le analogie tra questi casi e quello della pantera? «Sono molte. Anche qui non c'è la sicurezza al 100% che l'animale ci sia. Ma c'è una differenza importante tra quei casi e questo: qui l'avvistamento è stato fatto dagli uomini del corpo Forestale e questo fatto dà fondati motivi per credere che vi sia davvero». Quali sono le possibilità di prenderlo? «Difficile dirlo. Dobbiamo valutare diversi fattori. La stagione non permette di trovare delle tracce e poi sarebbe utile capire come questa pantera sia cresciuta. Probabilmente con un elevato livello di domesticità: è ovvio che non è arrivata da sola in Maremma ma che qualcuno ce l'ha portata, e questo influisce anche sui suoi metodi di caccia. Se è stata addomesticata la sua capacità di cacciare si è affievolita. Ma anche una pantera media nella nostra macchia sa come catturare le proprie prede». Ma con tutta la selvaggina che c'è nei boschi, davvero si farà attrarre dalla carne nelle gabbie? «In effetti caprioli e cuccioli di cinghiale sono prede facili per lei. È improbabile che soffra tanto la fame da finire in trappola». Quindi lei cosa consiglia? «La pantera è un predatore. In questi casi sono molto utili le esche vive (ipotesi nata il giorno stesso dell'avvistamento e poi tramontata, ndc), che attraggono per istinto l'animale. Poi ho sentito dell'organizzazione di alcune battute, che sarebbero molto utili. Data la grande capacità di spostamento dell'esemplare, infatti, è difficile capire quale sia la sua zona di riferimento. La gabbie potrebbero essere in un punto distante chilometri da dov'è la pantera. Per questo servono uomini che "battano" la macchia, per farla venire allo scoperto. Comunque l'oganizzazione è in mano alle due persone migliori per una situazione simile: Marco Aloisi e Franco Rocca». Per quanto andranno avanti le ricerche secondo lei? «Nel caso del coccodrillo, siamo andati avanti per venti giorni. Poi, dato che la caccia non portava a niente, abbiamo rinunciato».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
