Il Tirreno

Grosseto

I GESTORI DEL MARESÌ

Solidarietà al sindaco Baldi ma lei non sia frettolosa nel dare le proprie sentenze

Valerio Pascucci   Portavoce Cooperativa Mare-Sì

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 Nella certezza di rappresentare il sentimento di tutti i soci del villaggio turistico Mare-Sì di Follonica, esprimo piena solidarietà al sindaco Baldi, vittima di vili minacce anonime che condanniamo nel modo più assoluto auspicando, nel contempo, che gli organi inquirenti riescano a risalire ai responsabili e perseguirli nelle opportune sedi penali.  Com'è ormai noto, la Cooperativa Mare-Sì ha un rapporto molto conflittuale con l'amministrazione comunale di Follonica, un contenzioso che si trascina ormai da tempo ma che si sviluppa nelle idonee sedi istituzionali e giurisdizionali, dalle quali attendiamo serenamente i relativi pronunciamenti.  Qualsiasi travalicamento dei confini di legalità entro i quali si sviluppano ricorsi e controricorsi davanti ai vari gradi dell'Autorità Giudiziaria, non trova cittadinanza nel corpo sociale della Mare-Sì.  Vorremmo anche ricordare che la nostra cooperativa alla legalità si attiene e si è sempre attenuta., mentre qualche riserva, per esempio, possiamo nutrirla nei confronti di chi la invoca per giustificare provvedimenti che non posseggono alcun supporto legale (la pretesa, più volte espressa, di imporre un gestore esterno per il villaggio).  Per tale motivo non possiamo rimanere indifferenti ai molteplici accostamenti ed associazioni che vengono fatti, con semplicistica ritualità, tra le minacce anonime e la nostra cooperativa. Le parole del sindaco Baldi riportate in virgolettato dalla stampa locale («...vedo in questo episodio una continuità cronologica rispetto ad alcuni provvedimenti presi dall'amministrazione, come quelli sui villaggi turistici di Pratoranieri...»), suonano come una sicura individuazione di provenienza della minaccia.  Se il sindaco voleva suggerire una ipotesi investigativa, poteva e doveva esprimere il suo pensiero agli inquirenti, ma credo che non possa e non debba affidarlo alla stampa con siffatte leggerezza, perché alle orecchie dell'opinione pubblica suona come una sentenza. E noi le sentenze le attendiamo dai tribunali.

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