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Altre due gabbie per la pantera

Altre due gabbie per la pantera

Sono vicine al ruscello per acciuffarla quando beve

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PRATA. Altre due gabbie, questa volta vicino all'acqua, per catturarla quando si avvicinerà per dissetarsi. Continuano i sopralluoghi da parte di forestale e polizia municipale, ancora al setaccio lungo le colline di Gretaia. La caccia alla pantera della Maremma va avanti, anche se non è facile. La caccia è una questione di pazienza.

Chi ha esperienza con l'attività venatoria lo sa: a volte capita di stare mattinate intere fermi in un punto per aspettare che la preda passi. Così vale per la Forestale, la polizia provinciale da una parte e per la pantera della Maremma dall'altra. Ancora l'animale non è stato catturato ma questo non sorprende nessuno tra gli addetti ai lavori.

Anzi, è una spinta a fare di più. Per questo sono state posizionate altre due gabbie, sempre con carne come esca, nella campagnia di Prata, non distanti dal ruscello. Con queste siamo a sei, trasportate e messe a disposizione dalla polizia municipale. Se le altre quattro sono nei punti in cui è stata avvista Baghera, le ultime due sono state messe vicino al torrente d'acqua per un motivo semplice: dovrà pur bere qualche volta.

Ma quante sono le possibilità effettive di catturare la pantera? «Impossibile dirlo - dice Marco Aloisi, veterinario del centro di Semproniano - Le variabili sono troppe». In effetti sono davvero molti i fattori che possono incidere su questa caccia. Prendiamo il campo di gioco, ossia i boschi ai piedi di Prata. Gli alberi lì si estendono a perdita d'occhio. Ettari ed ettari di macchia mediterranea che offrono un riparo più che sicuro a Baghera.

Lo hanno spiegato anche gli esperti venuti da Roma: «una pantera può percorrere anche più di dieci chilometri in un solo giorno». In questo senso resta difficile anche circoscrivere una zona. Poi ci sono le abitudini dell'animale, al vaglio di esperti per riuscire ad anticiparne le mosse.

Ma anche qui ci sono delle difficoltà, date dal fatto che non ci sono precedenti in Italia quali compararsi. Casi simili a quello di Prata si sono verificati negli ultimi anni a Roma prima e Palermo poi, con avvistamenti di pantere, fotografie, cacce spietate ma nessuna cattura. Il bosco poi non offre solo riparo alla pantera, ma anche pasti freschi.

La macchia è piena di selvaggina di ogni tipo, dai caprioli ai cuccioli di cinghiale, senza contare che Baghera potrebbe attaccare per sfmarsi anche gli altri predatori già presenti, come i tassi. Insomma, di cibo ne ha e in abbondanza; che non sia ancora caduta nella trappola delle gabbie per "papparsi" la carne messa come esca non deve stupire.

C'è infine anche un ultimo aspetto che sottolineano gli esperti. Baghera quasi certamente è cresciuta in cattività, prendendo alcune abitudini. Questo fatto potrebbe consentire a chi l'ha portata nei boschi di Prata (se è stata liberata di proposito) di riprendersi il felino quando vuole. «Basta che metta la cassa con cui è stata trasportata per terra e la lasci aperta. - spiega Aloisi - Lei la riconoscerebbe subito ed entrerebbe senza problemi».

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